RivFoto2

L’insegnamento di Cristo e la finzione democratica

PARTE PRIMA

#la rivoluzione della verità

RivFoto1La Terra è l’unico pianeta che ospita la vita.
C’è dunque una relazione speciale che lega la materia inanimata con la materia vivente che ha luogo soltanto qui.

La ricchezza delle forme di vita è ricchezza di quest’unica realtà cosmica, è ricchezza del territorio. E’ ciò che rende speciale e distingue un bosco montano da un ecosistema fluviale, da un paesaggio costiero.

Tutto questo non è frutto del caso ma di precise istruzioni, impresse in ciò che siamo, le quali stabiliscono il sottile confine tra la vita e la morte, tra l’esistenza e l’oblio.

La vita e la ricchezza del territorio sono la nostra vita e la nostra vera ricchezza.

RivFoto3Le tradizioni sono il risultato della combinazione tra ciò che un territorio offre, le capacità creative della progenie che lo abita e la sua memoria.

Laddove si indebolisce uno solo di questi tre fattori, si indeboliscono le tradizioni e conseguentemente anche il territorio si indebolisce, si impoverisce fino a diventare sterile.

Allentare il legame con il proprio territorio è equivalente ad allentare il legame con le proprie tradizioni e viceversa.
Il risultato fa male al sangue, alla propria memoria, è venefico e alla lunga ne scaturisce la morte, l’oblio.

RivFoto4bisLa preservazione del territorio e delle sue peculiari tradizioni, o in altre parole delle sue ricchezze naturali ed umane, è compito della politica, ovvero dell’organizzazione che gli uomini si danno per armonizzarsi tra loro e con il luogo a cui sono legati.

E’ dunque vitale il legame forte, rigido tra una comunità e chi la amministra.
Un errore in questo senso e la sopravvivenza della comunità e del territorio saranno in serio pericolo.
E’ il risultato di questo errore che noi osserviamo oggi…

Il nostro compito di soggetti consapevoli, creativi e dominanti è di preservare la vita: quella ricchezza evidente che Dio ha messo nel nostro mondo e che noi esprimiamo nelle nostre tradizioni.
Un compito tanto semplice da disattendere che il Creatore stesso, tra i suoi profondi e preziosi insegnamenti, ci ha istruiti ad assolvere.

RivFoto5Quel giorno Gesù Cristo si trovava tra la gente, al cospetto dei potenti…
I rabbini infatti erano, allora come oggi, persone molto influenti nella comunità ebraica.

Erano autorità sul territorio al pari dei nostri politici e magistrati.

La nostra società infatti, con l’avvento dell’illuminismo, ha squalificato le sue guide spirituali cristiane riducendole sempre più ad un ruolo marginale, per rimpiazzarle con i capi politici e con i giudici, ai quali è stato rimesso il bastone potente dell’autorità morale.

Sono loro oggi che indicano sia la meta da raggiungere che la strada da percorrere.RivFoto6Precedentemente, nella civiltà europea, era il capo spirituale ad indicare quella meta (tappa provvisoria del cammino cristiano) e il capo politico a trovare la strada per raggiungerla.
Questi, ad esempio, erano i ruoli rispettivamente spettanti al vescovo e al signore feudale nel Medioevo.

Tale incomprensibile ed ingiusta concentrazione di potere nelle mani di un’unica figura (il politico o il magistrato) noi la chiamiamo laicità ed è un paradosso alieno alla cultura romana ed europea ma familiare a quella ebraica.

Dall’esperienza giuridica romana nacquero, infatti, principi insuperati di elettività, temporaneità, collegialità, responsabilità, partecipazione, controllo, trasparenza, bilanciamento di poteri…
Nella cultura ebraica, invece, il rabbino era autorità morale, amministratore politico e giudice.

Si comprenda dunque l’atmosfera che c’era quel giorno intorno a Gesù Cristo, riconosciuto dal popolo e anche da alcuni uomini di potere ebrei e avversato dalla maggioranza dei rabbini.

Erano tutti lì, pronti ad ascoltare le parole dell’umile figlio di un falegname la cui straordinaria sapienza faceva scalpore ed era richiamo irresistibile per folle e uomini di ogni tipo ed estrazione sociale.

E con autorità Gesù disse:
Sulla cattedra di Mosè
(ndA: guida spirituale, colui che dava l’indirizzo morale)
si sono seduti gli scribi e i farisei
(ndA: “scribi” erano gli intellettuali; “farisei” erano i politici. Oggi diremmo i tecnici e gli uomini di Governo),
quindi tutto quello che vi insegnano fatelo e osservatelo
(ndA: perché essi conoscevano bene i testi sacri e indicavano la strada da percorrere);
ma non imitate le loro azioni perché essi insegnano, ma non fanno.
Legano fardelli pesanti e insopportabili per caricarli sulle spalle degli altri
(ndA: i famosi sacrifici che gli uomini di potere chiedono anche a noi oggi),
ma si rifiutano di muoverli neppure con un dito
(ndA: comportamenti forse non sovrapponibili a quelli dei nostri capi laici attuali?).
Fanno tutte le loro azioni per essere ammirati dagli uomini,
allungano le frange,
(ndA: oggi vestono abiti che ispirano fiducia e rispetto)
ingrandiscono i fiocchi
(ndA: oggi si circondano di lussi e si spostano in auto blu);
ambiscono di sedere al primo posto nei banchetti e nelle sinagoghe, di essere salutati sulle piazze ed essere chiamati dalla gente «Maestri»!

E qui inizia il Suo insegnamento morale…

Voi invece non vi fate chiamare «Maestri».
Uno solo infatti è il vostro Maestro e voi tutti siete fratelli
(ndA: l’unica vera fratellanza è quella in Cristo, non esiste una fratellanza laica con un “Maestro” al di sopra dei fratelli…).
E non chiamate «Padre» nessuno sopra la terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello del Cielo
(ndA: non esiste dunque un’autorità, una figura sulla terra che conosca ciò che è buono per i suoi figli quanto il Padre celeste e chi pretende di essere riconosciuto “illuminato” in realtà è un impostore).
Neppure lasciatevi chiamare «Guida», perché vostra guida è uno solo, il Cristo.

Infine l’insegnamento di Dio Gesù Cristo culmina con le istruzioni per il migliore governo possibile per la società umana…

Il più grande tra voi sia colui che vi serve.
Chi poi si innalzerà sarà abbassato, mentre chi si umilierà sarà innalzato”.

Il più grande tra voi…
Chi è il più grande tra gli uomini? Il più importante?
Il Presidente, il Dittatore, il Re, il Sindaco, il Giudice, qualunque sia il suo nome, è il condottiero, il Dux avrebbero detto i romani, che porta il suo popolo verso la meta.

…sia colui che vi serve.
Cosa deve fare questo condottiero, questo Dux, questo Presidente, questo Sindaco, questo Giudice, questo uomo di potere? Servire!
Oggi questo non accade e ne vediamo gli effetti sul nostro territorio, sempre meno ricco, e sulle nostre vite, sempre più disumanizzate, spogliate del loro profondo valore sacro!RivFoto7Come è possibile che accada questo, nonostante noi tutti abbiamo la facoltà di votare, di esprimere il nostro pensiero, almeno in apparenza?
Come è possibile che la politica, cioè la gestione della nostra comunità, sia così evidentemente sganciata dalla volontà del popolo?

Perché i “benefattori” dell’umanità, i Padri delle nostre Costituzioni, hanno inserito un meccanismo che annulla di fatto la nostra volontà!

Il più grande tra noi, oggi, non è colui che ci serve, come il Cristo ci ha insegnato che debba essere, ma, al contrario, colui che ci comanda.

E se il Padre vuole il nostro bene, vuole la Vita per i suoi figli, chi rovescia i suoi insegnamenti cosa vuole?
Guardati attorno.
Guarda il cemento della tua città. Guarda l’inquinamento. Guarda i problemi di chi vorrebbe avere una famiglia e non può. Guarda chi rimane schiacciato dai meccanismi della nostra economia.
Questi non sono effetti indesiderati di qualcuno che non sa come dirigere la nostra società, sono i risultati attesi da chi ha preso nelle sue mani il controllo delle nostre comunità.

I Padri Costituenti hanno inserito una regola di funzionamento delle nostre democrazie che consegna il potere a qualcun altro rispetto a coloro che noi votiamo e che dovrebbero rappresentare le nostre volontà, le volontà del popolo.

Dunque noi possiamo eleggere chi vogliamo, l’oligarchia al potere non perderà mai.

Ma come funziona questo imbroglio? Come tecnicamente avviene lo sgancio tra la nostra volontà e gli uomini chiamati a rappresentarla?

E’ stata la recente scoperta di un ricercatore costituzionalista, che si è interamente e lungamente dedicato allo studio di questo aspetto.

RivFoto9Tutto nasce dalla Rivoluzione Francese, quella in cui, secondo il mito che vi è stato costruito sopra, il popolo si sarebbe rivoltato contro il re cattolico, al fine di ottenere giustizia sociale e l’abolizione dei privilegi della nobiltà al grido: «Libertà, uguaglianza, fratellanza».
Da questa rivoluzione è nata una nuova idea di Stato che poi si è diffusa in tutta Europa.

RivFoto8Le costituzioni dei singoli Paesi europei, financo il trattato della stessa Unione Europea, ricalcano il modello della Costituzione Francese del 1791 e abbracciano tutte un principio sottile, ma che una volta esaminato, svela la sua sinistra natura.

Nella costituzione scritta dai rivoluzionari francesi tale principio era espresso così:
«I rappresentanti nominati nei dipartimenti non saranno rappresentanti di un dipartimento particolare, ma della Nazione intera, e non si potrà dar loro alcun mandato.»
[Costituzione Francese, 3 settembre 1791: Titolo III – Capitolo 1 – Sezione 3 – Art. 7]

Che nella nostra attuale Costituzione è scritto così:
«Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato.»
[Costituzione Italiana, 27 dicembre 1947: Parte II – Titolo I – Art. 67]

Ma cosa significa esattamente “senza vincolo di mandato”?
E’ molto semplice.
La “rappresentanza politica” (il compito assegnato agli uomini eletti dal popolo di rappresentarlo) si suddivide in tre tipologie:

1) autoritaria: quando solo i governanti hanno la possibilità di individuare gli interessi nazionali.
Da questa deriva il divieto di vincolo di mandato.
E’ il nostro caso, è il caso della Costituzione Francese e delle Costituzioni di tutti i Paesi d’Europa e dell’Unione Europea stessa;

2) democratica: quando solo i governati (cioè il popolo) hanno la possibilità di individuare gli interessi nazionali.
Da questo deriverebbe l’obbligo del vincolo di mandato, che sarebbe, in altre parole, un contratto vincolante che inchioda il politico alle promesse fatte in campagna elettorale e grazie alle quali ha ottenuto i voti;

3) mista: quando sia i governanti che i governati hanno la possibilità di individuare gli interessi nazionali.
In questo caso il vincolo di mandato sarebbe facoltativo e potrebbe riguardare anche solo in parte le promesse elettorali.

Ecco messo a nudo l’ingranaggio principale del potere.

Attualmente gli uomini che prendono decisioni in nostra rappresentanza sono totalmente liberi dalle promesse elettorali, così liberi che, per precauzione, il vincolo di mandato, cioè l’impegno concreto a rispettarle, è vietato dalla Costituzione!

RivFoto13Dunque il rappresentante politico, investito del potere di decidere la direzione della Nazione e quindi il benessere del popolo e del territorio, è lasciato assolutamente (e obbligatoriamente) libero di agire invece di essere vincolato, inchiodato alle sue promesse, al programma presentato agli elettori.

Altro che chiunque si innalzerà sarà abbassato!

I “Padri” costituenti hanno realizzato esattamente il contrario.
Chiunque viene innalzato dal popolo, va ancora più in alto, arrivando al di sopra anche delle sue stesse promesse!

A qualcuno potrebbe ancora venire il dubbio che queste regole funzionino bene.
A costui l’invito di percorrere la strada sotto casa e di guardarsi attorno e di osservare coi propri occhi il risultato del sistema attuale.
Gli oppositori del vincolo di mandato hanno portato l’Italia esattamente dov’è oggi, trasformandola in un Paese triste, povero, sterile, morente, l’ombra di ciò che fu!

Hanno vietato il sacrosanto contratto con gli elettori con la promessa (un’altra promessa! E anche questa senza alcuna garanzia!!!) che gli uomini di potere soltanto in questo modo rappresenteranno gli interessi di tutta la Nazione.

Ma se un parlamentare non è vincolato a rappresentare neanche la volontà dei suoi elettori come può rappresentare la volontà di tutti?!
E’ una logica da truffatori! Da usurpatori del potere!

Il divieto di vincolo di mandato contraddice quello che Gesù Cristo ci ha insegnato sull’autorità, annulla la sovranità popolare e garantisce ad un qualsiasi potere occulto di affermarsi e di dirigere dietro le quinte gli eletti dal popolo per mezzo dei loro interessi personali!RivFoto17

Perché senza vincolo di mandato gli uomini di potere sono totalmente liberi di portare la Nazione dove vogliono e di cambiare direzione in qualunque momento senza doversi giustificare con nessuno.
Follia!


PARTE SECONDA

#vincolo di mandato: un esempio concreto

A chiarire ulteriormente questi concetti si può ricorrere ancora una volta all’uomo più famoso e importante della storia…

La vicenda giudiziaria di Cristo Gesù ci offre l’esempio tra gli esempi, la dimostrazione più evidente della differenza tra il potere che fa riferimento a se stesso, quello dei rabbini, e il potere che fa riferimento ad un impegno di lealtà, appunto un vincolo di mandato, quello di Ponzio Pilato.

RivFoto10Ponzio Pilato, di sangue Sannita, forse l’abruzzese più famoso della storia, nativo di Bisenti, un paesino della provincia di Teramo, in quella zona d’Abruzzo che si protende verso il magnifico Gran Sasso d’Italia, in cui anticamente si parlava anche l’aramaico, venne scelto per le sue qualità di condottiero, la sua conoscenza della lingua colta parlata in Giudea, appunto l’aramaico, e la sua cultura giuridica, a rappresentare il potere di Roma in quella tumultuosa e complessa regione federata dell’Impero.

Il Procuratore Ponzio Pilato era il massimo duce romano presente sul luogo, ovvero le legioni di stanza lì rispondevano tutte ai suoi ordini, era la massima autorità politica a cui spettavano le decisioni locali ed era anche la massima autorità giuridica, cioè rappresentava, oggi diremmo, la Corte Suprema.
Il suo mandato, però, era vincolato al rispetto delle leggi di Roma, alle usanze locali e al controllo dell’Imperatore.

Le autorità ebraiche della Giudea, Provincia cliente (cioè federata), godevano infatti di ampi poteri, il Procuratore era presente a rappresentare il Governo di Roma, a presiedere alla riscossione delle tasse e ad assicurarsi la fedeltà della autorità locali.

Ben cosciente dei doveri derivanti dalla sua importante carica e uomo di grande acume (come emerge dai resoconti evangelici e storici), Ponzio Pilato, nella vicenda messianica, rappresentò in maniera impeccabile l’oggettività del diritto romano, mettendosi al servizio della giustizia e riconoscendo al popolo la sua legittima sovranità.

RivFoto11Contrapposti totalmente alla sua figura, invece, i sacerdoti del Sinedrio, che rappresentavano l’autorità ebraica con giurisdizione per i reati commessi contro la legge mosaica, liberi da ogni vincolo verso il popolo, sfruttavano la loro investitura e tutto il loro prestigio per portare avanti i propri interessi personali.

Troppe volte infatti, Gesù Cristo aveva criticato il loro operato e messo in evidenza proprio l’uso personale della loro autorità.

Fu infatti il Sinedrio che ordinò l’arresto di Gesù Cristo (non Ponzio Pilato) e, dopo la prima udienza dal sommo sacerdote Caifa, che fu in realtà una farsa con l’obiettivo di motivare una sentenza di morte già precedentemente decisa (Caifa infatti, molto tempo prima dell’arresto, a proposito di Cristo, aveva detto agli altri capi rabbini del Tempio: «Voi non capite nulla; non riflettete che è meglio che un solo uomo muoia per il popolo perché non perisca tutta la Nazione.» [Gv 11: 49-50]), i capi rabbini lo mandarono da Pilato.

Pilato, ascoltato Gesù Cristo e trovate pretestuose e false le accuse con cui i rabbini glielo avevano consegnato (“Sapeva bene che glielo avevano consegnato per invidia [Mt 27: 18]; lo avevano infatti presentato a Pilato con l’ignobile e menzoniera accusa: «Costui noi l’abbiamo scoperto mentre sovvertiva la nostra nazione e vietava di pagare le tasse a Cesare affermando di essere il Messia re!» [Lc 23: 2]), lo assolse ufficialmente dichiarando solennemente alla folla dei presenti: «Io non trovo in lui nessuna colpa» [Gv 18: 38].

Ma i capi rabbini, determinati a piegare la giustizia al loro scopo, insistettero nel chiedere la condanna di Gesù.
Venne fuori che Egli era galileo e dunque sotto la giurisdizione del re Erode, presente in Gerusalemme in quei giorni.

RivFoto12Pilato, che aveva già emesso sentenza di assoluzione rispetto alla legge romana, lo rinviò quindi a giudizio da Erode in virtù dello status della Giudea di Provincia Cliente di Roma.

Erode, dopo aver vilipeso Cristo, trovandolo anch’egli innocente delle accuse a suo carico presentate dai capi del Sinedrio, lo assolse rimandandolo a Ponzio Pilato.

Il sovrano ebreo aveva dunque dato esempio di abuso di potere per il trattamento di scherno al prigioniero ma aveva tenuto fede alla sua carica di giudice, onorando la verità.

Confermata la sentenza di assoluzione anche da re Erode, Pilato riconvocò i capi rabbini, i magistrati e il popolo e solennemente dichiarò l’assoluzione piena per Gesù:

«Mi avete presentato quest’uomo come sovvertitore del popolo.
(ndA: Pilato informa i presenti del capo di accusa)
Io l’ho esaminato davanti a voi
(ndA: trasparenza della giustizia romana, in rispetto del vincolo che Pilato era tenuto ad osservare anche nei confronti della Provincia cliente di Giudea)
ma non l’ho trovato colpevole in nulla delle accuse che gli fate.
Ma neppure Erode, perché ce l’ha rimandato
(ndA: il riconoscimento della giurisdizione del re ebreo).
Dunque egli non ha fatto nulla che meriti la morte.
Ma lo farò castigare e poi lo rilascerò.»
(ndA: Pilato qui va incontro al Sinedrio per ragion di Stato. I rabbini infatti avevano aizzato la folla e, sebbene fosse consapevole dell’innocenza di Cristo, Pilato voleva farlo punire per accontentare i rabbini ma salvargli la vita. Nessun’altra opzione, che non contemplasse l’utilizzo delle armi, era possibile).

La folla accorsa però, che era stata istruita e corrotta dai rabbini, invocava la morte per Gesù e la liberazione di un reale oppositore del potere romano e assassino prigioniero dei Romani, tale Barabba.

Per tre volte Pilato, per onor di giustizia, dichiarò l’innocenza di Cristo alla folla, nel disperato tentativo di far agire quei corrotti secondo coscienza ma nulla…RivFoto14

Così il Procuratore romano, per rispetto della consuetudine di rilasciare un prigioniero in occasione di una festività ebraica (erano i giorni della Pasqua), riconobbe al popolo l’ultima parola, la sovranità, e consegnò Cristo alle guardie (gli auxiliares, la milizia dei samaritani che costituiva il grosso dell’esercito romano in Giudea) per l’esecuzione della pena.

Poi si lavò le mani, un gesto solenne, simbolico, di purificazione, per sottolineare quanto affermò:
«Io sono innocente del sangue di questo giusto. Voi ne risponderete!»


PARTE ULTIMA

#più di una speranza: la soluzione

RivFoto15«Tu non hai su di me nessun potere che non ti sia dato dall’Alto»
Queste furono le ultime parole di Gesù Cristo a Ponzio Pilato, che vanamente aveva cercato di salvarlo, prima che il procuratore chiedesse alla folla corrotta la sua volontà.

Un’affermazione che sottolinea, ancora una volta, che gli uomini di potere non hanno nessuna dignità superiore agli uomini che sono chiamati a governare.

Il loro compito è servire, mettere a frutto della comunità le loro doti.

L’uomo, però, è un ponte tra la terra e il Cielo, tra il mondo materiale e quello spirituale e come tale subisce l’attrazione di entrambi.

Ecco perché, allo scopo di seguire l’insegnamento di Cristo Gesù, ma anche solo compiendo una semplice riflessione, si arriva alla conclusione che sia necessario e giusto che chiunque sia innalzato al governo della comunità, qualunque sia la sua funzione, venga abbassato al ruolo di servitore della comunità stessa, mediante l’obbligo di rispettare le promesse, mediante il vincolo di mandato.

Soltanto così chiunque si abbasserà ad essere servitore della sua terra, sarà innalzato attraverso il rispetto dei suoi impegni nel cuore e nella memoria della sua gente.

Soltanto così la Nazione che si sarà abbassata ad accettare un condottiero, un capo politico, sarà innalzata dal miglioramento spirituale e materiale.

Sono passati 20 secoli da quei drammatici fatti. C’è chi dice che Ponzio Pilato si convertì.
Così sembrerebbe dalle sue parole e, in effetti, c’è anche chi lo venera come Santo.
RivFoto16Quello che però noi osserviamo oggi è che a Bisenti, nel suo paese natale, dopo tutto questo tempo, non si invocano più gli dèi ma ci si inginocchia davanti a Cristo Gesù, in una bellissima e preziosa chiesa dedicata a Maria, Sua Madre.

Veritas filia temporis.

Solo la Verità fiorisce nel tempo. Tutto il resto appassisce e muore.
Bisenti ci racconta di un uomo risorto dal buio dei secoli che ha abbracciato con la sua presenza anche i concittadini del suo giudice terreno di rango più elevato.
Quell’Uomo oggi non ci parla più con voce materiale ma ugualmente ci guida, ci ispira per riscattare le nostre vite da ogni prigionia.
E se Egli disse: “Il più grande tra voi sia colui che vi serve” sappiamo cosa ci direbbe in merito al vincolo di mandato, all’obbligo per un uomo di potere di rispettare le promesse fatte.

Fu un tale Edmund Burke, un massone iscritto alla loggia Jerusalem, il “Cicerone britannico”, a concepire il divieto per i politici di essere vincolati alle loro promesse.
Sono passati poco più di 240 anni da quando questa idea è stata diffusa e noi oggi ne raccogliamo tutti i frutti.
L’idea del massone Burke è un veleno che ha mortificato la politica, ma noi oggi, grazie a questa recente concezione di diritto costituzionale, abbiamo finalmente un punto di partenza, una luce che può permettere la resurrezione spirituale, culturale e sociale, abbiamo la possibilità di stringere quella Mano tesa dal Cielo.

Il vincolo di mandato è l’unica occasione di riscatto del popolo.

I potenti avverseranno sempre questa idea perché è l’unica che rimette la sovranità nelle mani del popolo.
Qualunque promessa ci venga fatta, ricordatelo, non sarà mai garantita senza questo strumento.
Questa sarà la più grande conquista dell’organizzazione sociale umana da 240 anni a questa parte.
Oggi il mio conterraneo, il Procuratore Ponzio Pilato, chiede a noi chi scegliamo: Cristo o Barabba.RivFoto18

Il fiume dell’esistenza scorre inarrestabile, alimentato dall’evolversi delle nostre vite.
Come una roccia caduta nel letto del fiume può deviarlo, un’idea, se abbastanza forte, può farci deviare da un percorso finora considerato immutabile, portandoci verso nuovi, inesplorati territori dell’essere.
Dio Gesù ci accompagni.