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Salvi per miracolo

E’ vero che io non ho bisogno di ricevere testimonianza da un uomo ma ve l’ho ricordata perché possiate salvarvi” [Giovanni: 5, 34]

Il valore di una testimonianza è importante per gli uomini non certo per Dio.
Il valore di un uomo è importante per una testimonianza perché nessuno darebbe credito ad un bugiardo.
Con quelle parole Gesù replicò ai giudei che pensavano non fosse Dio.

Allora come oggi.

E a quelle empie voci di accusa se ne sono aggiunte altre, nel corso del tempo, da parte di chi ha giurato di essere fedele e invece, come Giuda l’apostolo, ha tradito!

volto-gesuNessuno di loro ha visto il Volto di Dio ma tutti hanno visto, conoscono, il Volto di Gesù Cristo.
Un volto che ha attraversato venti secoli mentre milioni di altri volti sono inesorabilmente svaniti nell’oblio…

Perché tutta la storia parlasse di Lui.

Quel volto, sfigurato dalle botte degli auxiliares samaritani e segnato dall’ingiustizia dei giudei, dopo la morte, subì il rigor mortis (perché Lui era vero uomo) fino all’istante in cui Egli riaprì gli occhi per risorgere dai morti (perché Lui era anche vero Dio)!

In quell’istante la sua potenza impresse il telo che lo avvolgeva come una pellicola fotografica.
Perché la materia impura e corrotta di questo mondo, soggetta alla dura legge termodinamica dell’entropia, rendesse comunque testimonianza al mistero di Dio, al mistero della Vita, al mistero dell’Amore, al mistero della Verità, che tutto vincono.

volto-manoppelloGesù impresse un panno che una certa Veronica, poi santa, aveva appoggiato sul suo Volto.
Da secoli questo panno è custodito in Abruzzo, a Manoppello.

Il Volto che porta i segni dell’ingiustizia e della violenza di un mondo che ha rifiutato il suo Creatore, il volto di un uomo che ha gli occhi aperti!

Perché nulla può nascondersi allo sguardo di Dio.
Egli ha chiamato questa terra antica e bellissima a dargli testimonianza così come chiamò per lo stesso compito gli uomini che lo seguirono.

Voi avete mandato ad interrogare Giovanni ed egli ha reso testimonianza alla verità.” [Giovanni: 5, 33]

Oggi il Figlio dell’Uomo chiama l’Abruzzo a dare testimonianza alla verità.
Una terra che il Creatore ha plasmato bella e forte, aspra e accogliente, carica di spiritualità e di grandi manifestazioni che bisbigliano all’animo di chi è in cerca di risposte.
Non a caso un papa con animo vicino a quello di Giovanni il battista si ritirò nell’abraccio di questa bellissima terra…eremo-celestino-v

La Verità è venuta in mezzo a noi per placare la nostra sete di conoscenza ed assecondare la nostra propensione al bello, alla vita.
Ma per giungere alle risposte, ci vuole un animo sincero.
Questo ha deciso Colui che ha chiamato all’esistenza tutto quello che noi definiamo “realtà”.

Animo sincero vuol dire chiedere per ascoltare, essere pronti ad accettare ogni risposta, quindi fare il contrario di quello che facevano i rabbini i quali, allora come oggi, non avevano sete di verità ma soltanto di potere e dunque erano menzonieri e manipolatori.

Anche il Padre, che mi ha mandato, mi ha dato personalmente testimonianza. Ma voi non avete ascoltato la sua voce né visto il suo volto, e la sua stessa parola non rimane dentro di voi perché non credete a colui che egli ha mandato.” [Giovanni: 5, 37-38]creazione

Tutto parla di quel Volto che scruta gli abissi dell’animo umano.
Anche Dio parla di Suo Figlio; dall’origine dei tempi…
Vedere il Volto di Cristo è vedere il Volto di Dio, perché il Figlio è come il Padre, ma chi non ha animo sincero, è impermeabile alle parole di Dio e cieco davanti al Suo Volto.

Ecco perché nulla rimarrà dell’Abruzzo a chi non ha la forza di mettersi in ascolto, di sentirsi creatura e allo stesso tempo figlio e fratello amato del Creatore.

ultimoLa Verità ha concesso un tempo alla menzogna perché gli uomini si dividessero in due stirpi e questo tempo sta finendo.
Gli uomini sono già divisi.
Una stirpe è fertile alla Verità, l’altra è fertile alla menzogna.
E tutti noi possiamo distinguere le due stirpi da quello che si lasciano dietro al loro passaggio.

Fate dunque frutti degni del ravvedimento e non continuate a dire fra voi: ‘Noi abbiamo Abramo per padre!’. Io vi dico infatti: Dio può perfino da queste pietre suscitare dei figli ad Abramo. Anzi la scure pende già sulla radice dell’albero: ogni pianta che non dà frutto buono sarà tagliata e gettata nel fuoco!” [Luca: 3, 8-9]

Qualcuno dei nuovi fratelli di Giuda, l’apostolo traditore, come lui, vorrebbe l’inferno un luogo deserto perché Dio avrebbe in mente di salvare tutti; ma così non è.
E a differenza di quello che ci raccontano questi nuovi traditori, è il Cristo stesso a testimoniarci la condanna di Giuda e dei traditori come lui.

Quando ero con loro io conservavo nel tuo Nome coloro che tu mi hai dato.
Li ho custoditi e nessuno di loro si è perduto tranne il figlio di perdizione adempiendo la Scrittura.
” [Giovanni: 17, 12]

Anche gli ebrei, il popolo eletto, che non si convertiranno alla Verità, non conserveranno questa loro posizione, promessa e concessa da Dio, ma la perderanno perché Dio sta chiamando nello spirito e non solo nel sangue. E i discendenti di Abramo potranno vantare diritti di sangue come potrebbe farlo una pietra trovata per strada

Egli porta nelle sue mani il vaglio per mondare la sua aia e raccogliere il frumento nel suo granaio; la pula poi la brucerà con un fuoco inestinguibile” [Luca: 3, 17]

La nuova ed eterna Alleanza non è per tutti! Ma solo per chi abbraccerà la Verità.
Per tutti gli altri Cristo non si sacrificherà.

inferno-visioneIo prego per loro, non prego per il mondo ma per coloro che tu mi hai dato perché sono tuoi.” [Giovanni: 17, 9]

E per loro io sacrifico me stesso affinché anch’essi siano consacrati nella verità.
Non prego per loro soltanto ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola.
” [Giovanni: 17, 19-20]

E al posto di verdi boschi ricchi di vita, di montagne alte e possenti, questi ripudiati vedranno per sempre tenebre e fiamme e avranno per sempre con sé il dolore della morte eterna.

Presi il bastone chiamato Benevolenza e lo spezzai: ruppi così l’alleanza da me stabilita con tutti i popoli. Lo ruppi in quel medesimo giorno; i mercanti di pecore che mi osservavano, riconobbero che quello era l’ordine del Signore. Poi dissi loro: «Se vi pare giusto, datemi la mia paga; se no, lasciate stare». Essi allora pesarono trenta sicli d’argento come mia paga. Ma il Signore mi disse: «Getta nel tesoro questa bella somma, con cui sono stato da loro valutato!». Io presi i trenta sicli d’argento e li gettai nel tesoro della casa del Signore. Poi feci a pezzi il secondo bastone chiamato Unione per rompere così la fratellanza tra Giuda e Israele. Quindi il Signore mi disse: «Prenditi gli attrezzi di un pastore insensato, poiché ecco, io susciterò nel paese un pastore, che non avrà cura di quelle che si perdono, non cercherà le disperse, non curerà le malate, non nutrirà le affamate; mangerà invece le carni delle più grasse e strapperà loro perfino le unghie.” [Zaccaria: 11, 10-16]

Il pastore non è uno squallido mercante di pecore ma colui che se ne prende cura, colui che le protegge e che le conduce dove esse possono trovare ristoro e mantenersi lontane dal pericolo.

I mercanti di pecore invece non hanno a cuore le vite affidategli ma soltanto quello che possono ottenerne in cambio.
I mercanti di pecore non si preoccupano di chi sia il compratore ma soltanto che concretizzi la sua offerta.
I mercanti di pecore non sono fedeli al Padrone delle pecore, piuttosto sono pronti a barattare squallidamente la loro fedeltà.

La fratellanza tra la stirpe di Giuda e la stirpe di Israele non c’è più.

La stirpe di Giuda ha scelto di mercanteggiare, di scambiare la sua fedeltà all’unico vero Dio, con ricchezze e potere.

Il tentatore si accostò e gli suggerì: «Se sei Figlio di Dio, di’ a queste pietre che diventino pane»
Gesù rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vive l’uomo ma di ogni parola che proviene dalla bocca di Dio».
” [Matteo: 4, 3-4]

soldi-in-ciboE il tentatore suggerì la stessa soluzione al popolo eletto per strapparlo al Signore.
Ed essi trasformarono la materia inanimata, la carta, in denaro e quindi in tutto ciò che gli occorre.
Ed essi sono diventati i padroni di tutto quello che c’è nel mondo, compreso il nostro tempo.
Perché ognuno di noi, nel tempo che Dio ha stabilito tra la nostra nascita e la nostra morte, anziché inseguire i reali bisogni del nostro spirito, insegue il denaro.
Né può essere altrimenti perché tutto nel nostro mondo ormai si compra col denaro.

E’ una trappola diabolica, di cui la stirpe di Giuda si è resa complice ed esecutrice.
Oggi ormai, molti di noi sanno che il denaro non è realmente nostro, o della nostra Nazione, ma è in prestito. Un prestito che genera interessi che vanno pagati con altro denaro.
Un circolo vizioso da cui è impossibile uscire.
E chi sono i creditori, i reali padroni di tutto questo?
Quelli che hanno trasformato la carta in pane scegliendo di abbandonare Dio per servire il tentatore.

e gli disse: «Se sei il Figlio di Dio, buttati giù. Sta scritto infatti: Dio ha ordinato agli Angeli di curarsi di te ed essi ti reggeranno con le mani affinché il tuo piede non batta contro una pietra».
Gesù gli replicò: «Sta scritto pure: Non tenterai il Signore Dio tuo».
” [Matteo: 4, 6-7]

ebrei-paganesimoE il tentatore disse loro: se siete il popolo eletto sfidate Dio…
Ed essi rifiutarono suo Figlio, si lanciarono dalla vetta alla quale sono stati innalzati, e continuano a rifiutarlo da duemila anni, sfidando il Padre.

Di nuovo il diavolo lo portò con sé su di un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo con la loro magnificenza: «Ti darò tutto questo» – disse- «se, prostrato, mi adorerai».
Allora Gesù gli intimò: «Vattene, Satana, perché sta scritto: Adorerai il Signore Dio tuo e a lui solo ti prostrerai».
” [Giovanni: 5, 34]

Se mi adorerete, governerete tutti i regni della terra.
Ed essi lo adorarono.

Grazie alla trasformazione della carta in denaro e grazie al rifiuto di Cristo, vero ostacolo morale e vera alternativa spirituale e culturale, essi oggi sono giunti a governare tutti i regni della terra, ne possiedono le ricchezze, hanno resi schiavi tutti gli altri uomini, senza scrupolo alcuno e senza trovare opposizione, in una società quasi totalmente demolita spiritualmente e moralmente, svuotata nei principi e destrutturata nella cultura e nelle tradizioni.

E per rimanere incontrastati al vertice adorano Satana e gli offrono l’umanità intera, producendo un pensiero nuovo, un pensiero unico, al fine di farla perdere, un pensiero che è riuscito a strisciare fin dentro la Santa Chiesa di Roma

Ecco che oggi è diventato ridicolo credere che Dio abbia creato questa realtà ma non è ridicolo credere che il caso abbia generato la materia (o l’energia secondo la ben nota legge E = mc²) dal nulla cosmico, che questa materia sia esplosa e che questa esplosione abbia generato ordine, anziché disordine come in ogni esplosione che conosciamo.
Ecco che oggi è ridicolo credere che Dio abbia creato la vita ma non è ridicolo credere che i sassi, quello che vediamo intorno a noi nell’universo, abbiano rimescolato i loro atomi, in maniera del tutto casuale, fino a generarla.

Poiché così dice il Signore, che ha creato i cieli, egli, il Dio che ha plasmato e fatto la terra e l’ha resa stabile, non l’ha creata vuota, ma l’ha plasmata perché fosse abitata” [Isaia: 45, 18]terra-plasmata

Ecco che oggi è ridicolo credere in Adamo ed Eva ma non in un pesce che tira fuori i piedi ed esce dall’acqua e che attraverso una serie di mutazioni genetiche, anziché morire milioni di volte di tumore, tale sarebbe stato il suo destino in base alle leggi della statistica, evolve benedetto dal caso trasformandosi prima in scimmia e poi in uomo.

Questo pensiero unico, elaborato ed imposto da una élite al potere, ha fatto di Dio un prigioniero della superstizione e della fantasia, come venti secoli fa Suo Figlio venne fatto prigioniero dal Sinedrio, secondo il complotto ordito dai rabbini.

Al posto del Creatore, oggi abbiamo miti confezionati ad arte, basati sull’esatto opposto del Padre giusto:
il caso freddo e cieco a cui nulla importa, mentre ormai da circa un secolo, gli scienziati vedono che la materia conosce sempre se stessa in ogni angolo del cosmo e che la Conoscenza viaggia più veloce della luce.
E chiamano tutto questo: correlazione quantisticaconoscenza

Il caso, privo di volontà e di coscienza, elevato ad assumere il ruolo di creatore della vita e delle coscienze dal nulla cosmico e di ordinatore di ogni singolo ed incommensurabilmente piccolo aspetto dell’esistente.

La sete di potere dei figli di Giuda, di fama e di successo degli intellettuali asserviti a questo Sistema, fino ad arrivare al desiderio di guadagno dei suoi ultimi ingranaggi, ha condotto alla sottomissione, alla prostrazione al Male, rappresentata operativamente dalla scelta di finanziare un film anziché un altro, un libro anziché un altro, uno studio anziché un altro, un modello economico anziché un altro, un artista anziché un altro, uno stile musicale anziché un altro, un’idea anziché un’altra, una festa perversa come Halloween, il capodanno satanico, anziché quella benedetta di Ognissanti…

Questo è decidere la direzione culturale del mondo, da parte di chi impone, e vivere secondo determinati, nuovi principi, compiendo scelte secondo una nuova scala di priorità, da parte di chi subisce quella direzione.

In altre parole questo è inginocchiarsi ad un nuovo signore a cui consegniamo la nostra vita.

chiamataE’ così che la nostra terra, che ha permesso ai nostri Padri di vivere, prosperare, trovare soluzioni, creare arte e generare una discendenza, cioè vita, si è “impoverita” inesorabilmente, nonostante sia sempre la stessa terra, capace di produrre cibo da un semplice seme, per grazia di Dio.

E qui, adesso, Dio ci chiede di riprendere coscienza di noi stessi, di recuperare il nostro valore, di nutrirci davvero della Sua Parola, di istruirci attingendo alla Verità, di ripartire da ciò che è giusto!

Perché io sono il Signore che amo il diritto e odio la rapina e l’ingiustizia:
io darò loro fedelmente il salario, concluderò con loro un’alleanza eterna.
” [Isaia: 61, 8]

L’alleanza non è con i figli di Giuda, traditori, che sperano nell’eredità che spetta ai figli di Abramo, la quale potrebbe essere reclamata anche dalle pietre!
L’alleanza è con i figli di Israele!
Quelli che hanno conservato la fedeltà a Dio, la fedeltà a Gesù Cristo. Una discendenza spirituale!

Una famiglia che contiene le varie razze della terra, apprezzandone le peculiarità, valorizzandone le differenze, spingendole al loro perfezionamento in Cristo e non cercando massonicamente di appiattirle fino a farle scomparire in nome di una distorta uguaglianza.

Una famiglia che si mette sotto le insegne della Patria Spirituale annunciata e voluta dal Figlio dell’Uomo e Figlio di Dio: la vera Gerusalemme!

Gli ebrei al potere e i loro servi sono convinti del loro status.
Chi di noi, d’altronde, potrebbe rimuoverli dalle loro posizioni, ben più elevate dei capi di governo, non elettive, a volte anche segrete? Nessuno.

Ma è un’illusione. Dio non lascerà i Suoi figli ancora per tanto tempo nelle loro mani!

Alza la voce, non temere; annuncia alle città di Giuda: «Ecco il vostro Dio! Ecco, il Signore Dio viene con potenza, il suo braccio esercita il dominio. Ecco, egli ha con sé il premio e la sua ricompensa lo precede. Come un pastore egli fa pascolare il gregge e con il suo braccio lo raduna; porta gli agnellini sul petto e conduce dolcemente le pecore madri” [Isaia: 40, 9-11]

ciclo espansione compressioneGli scricchiolii del mondo economico di questi anni, con cui siamo stati costretti a fare i conti, sono voluti, progettati, preparati, perché l’economia è un fenomeno totalmente governato dagli uomini ma, sebbene la “crisi” che viviamo è servita ad accentrare ancora di più il potere nelle mani dei banchieri e degli stampatori di soldi, il suo effetto collaterale inevitabile è la progressiva presa di coscienza che l’uomo non può essere sottomesso al denaro.

Voi siete il sale della terra.” [Matteo: 5, 13]

L’uomo esiste senza denaro ma il denaro senza uomo avrebbe senso?

Non esigete più di quello che vi è stato fissato” [Luca: 3, 13]

E invece è stata fatta usura ai danni di intere generazioni, Signore.
China il tuo sguardo sul tuo popolo, Signore che hai aperto il Mar Rosso, per umiliare i tuoi nemici!

Pochi “creditori”, e sempre gli stessi, possiedono i “debiti” di miliardi di persone.
Per avidità, per brama di potere, questi “creditori” sono venuti a patti col Male, che gli ha dato le istruzioni per mettere in piedi questo Sistema, l’illusione nella quale viviamo e di cui siamo prigionieri

Dai loro frutti li riconoscerete. Forse che si raccoglie uva dalle spine o fichi dai rovi?” [Matteo: 7, 16]

E i frutti di questi patti li vediamo intorno a noi.

Il tempo scorre e…

Il Signore avanza come un prode, come un guerriero eccita il suo ardore; urla e lancia il grido di guerra, si mostra valoroso contro i suoi nemici. «Per molto tempo ho taciuto, ho fatto silenzio, mi sono contenuto; ora griderò come una partoriente, gemerò e mi affannerò insieme.
Renderò aridi monti e colli, farò seccare tutta la loro erba; trasformerò i fiumi in terraferma e prosciugherò le paludi.
” [Isaia: 42, 13-15]cavalieri-apocalisse-malesia-2009

Perché questo nostro mondo non è stato creato per l’usura o perché pochi possedessero il destino di molti o perché sul mondo regnassero l’ingiustizia e la falsità.

Qualcuno è convinto di poter carpire dalle parole del Signore “il segreto” per cavarsela alla fine del tempo, per cavillare come un avvocato furbo in tribunale, come i rabbini davanti al Cristo.

Ma questa è autentica follia.

Ogni uomo è come l’erba e tutta la sua grazia è come un fiore nel campo. Secca l’erba, il fiore appassisce quando soffia su di essi il vento del Signore.
Veramente il popolo è come l’erba.
Secca l’erba, appassisce il fiore, ma la parola del nostro Dio dura per sempre.
” [Isaia: 40, 6-8]

E la parola del nostro Dio è chiara.
Chi si illude di superare il giudizio facendo a meno di Cristo ignora che:

il Padre infatti non giudica nessuno ma ha rimesso ogni giudizio al Figlio” [Giovanni: 5, 22]

Chi si illude pensando che Cristo Gesù indugerà ancora nella misericordia ignora che:

sulla nube uno stava seduto, simile a un Figlio d’uomo; aveva sul capo una corona d’oro e in mano una falce affilata” [Apocalisse: 14, 14]

 Il giusto godrà nel vedere la vendetta, laverà i piedi nel sangue degli empi. Gli uomini diranno: «C’é un premio per il giusto, c’é Dio che fa giustizia sulla terra!»” [Salmo 58, 11-12]

Chi è più giusto di Cristo?

Chi si illude che il Messia deve ancora venire e che Gesù fosse un impostore, presto scoprirà che:

Chi non onora il Figlio non onora il Padre che lo ha mandato” [Giovanni: 5, 23]

Chi si illude che il Messia invece preannunciava la venuta di Maometto presto saprà che:

se credeste a Mosè credereste anche a me, di me infatti egli ha scritto” [Giovanni: 5, 46]

Per tutti gli altri, che hanno in animo di affidarsi davvero alla Sua Parola e che credono davvero che la sua venuta sia ormai prossima, non resta che rimanere fedeli e confidare nel Suo Divino Amore.

Quello che per gli empi sarà l’atroce fine, per i fratelli in Cristo sarà il desiderato inizio…

madre-eucarestiaFarò camminare i ciechi per vie che non conoscono, li guiderò per sentieri sconosciuti; trasformerò davanti a loro le tenebre in luce, i luoghi aspri in pianura. Tali cose io ho fatto e non cesserò di fare” [Isaia: 42, 16]
Vincolo di mandato illustrato

La finzione democratica è molto semplice…

#un estratto

Vincolo di mandato illustratoL’art. 67 della nostra Costituzione stabilisce che il politico non deve in nessun modo essere vincolato alle promesse che ci fa quando è a caccia di voti.

Questo significa che i nostri problemi resteranno sempre e solo nostri perché la nostra democrazia funziona così.

Ma c’è una soluzione concreta. Attuabile immediatamente, inchioderebbe lorsignori alle promesse fatte e ad occuparsi per davvero dei nostri problemi.

La riforma dell’Art. 67 allo scopo di inserire il vincolo di mandato.
L’unica vera riforma che darebbe sostanza alle parole: “La sovranità appartiene al popolo“.
Fino a quel momento noi saremo prigionieri di una finzione.
Perennemente sedotti e abbandonati.


Ci fu un uomo che ci promise la Salvezza.
E Lui si fece inchiodare alla Sua promessa.
Chi eleggiamo è forse superiore a quell’Uomo?RivFoto13

Se vuoi capire come e perché, leggi l’articolo “L’insegnamento di Cristo e la finzione democratica” nella sezione “Spiritualità” di questo sito.

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L’insegnamento di Cristo e la finzione democratica

PARTE PRIMA

#la rivoluzione della verità

RivFoto1La Terra è l’unico pianeta che ospita la vita.
C’è dunque una relazione speciale che lega la materia inanimata con la materia vivente che ha luogo soltanto qui.

La ricchezza delle forme di vita è ricchezza di quest’unica realtà cosmica, è ricchezza del territorio. E’ ciò che rende speciale e distingue un bosco montano da un ecosistema fluviale, da un paesaggio costiero.

Tutto questo non è frutto del caso ma di precise istruzioni, impresse in ciò che siamo, le quali stabiliscono il sottile confine tra la vita e la morte, tra l’esistenza e l’oblio.

La vita e la ricchezza del territorio sono la nostra vita e la nostra vera ricchezza.

RivFoto3Le tradizioni sono il risultato della combinazione tra ciò che un territorio offre, le capacità creative della progenie che lo abita e la sua memoria.

Laddove si indebolisce uno solo di questi tre fattori, si indeboliscono le tradizioni e conseguentemente anche il territorio si indebolisce, si impoverisce fino a diventare sterile.

Allentare il legame con il proprio territorio è equivalente ad allentare il legame con le proprie tradizioni e viceversa.
Il risultato fa male al sangue, alla propria memoria, è venefico e alla lunga ne scaturisce la morte, l’oblio.

RivFoto4bisLa preservazione del territorio e delle sue peculiari tradizioni, o in altre parole delle sue ricchezze naturali ed umane, è compito della politica, ovvero dell’organizzazione che gli uomini si danno per armonizzarsi tra loro e con il luogo a cui sono legati.

E’ dunque vitale il legame forte, rigido tra una comunità e chi la amministra.
Un errore in questo senso e la sopravvivenza della comunità e del territorio saranno in serio pericolo.
E’ il risultato di questo errore che noi osserviamo oggi…

Il nostro compito di soggetti consapevoli, creativi e dominanti è di preservare la vita: quella ricchezza evidente che Dio ha messo nel nostro mondo e che noi esprimiamo nelle nostre tradizioni.
Un compito tanto semplice da disattendere che il Creatore stesso, tra i suoi profondi e preziosi insegnamenti, ci ha istruiti ad assolvere.

RivFoto5Quel giorno Gesù Cristo si trovava tra la gente, al cospetto dei potenti…
I rabbini infatti erano, allora come oggi, persone molto influenti nella comunità ebraica.

Erano autorità sul territorio al pari dei nostri politici e magistrati.

La nostra società infatti, con l’avvento dell’illuminismo, ha squalificato le sue guide spirituali cristiane riducendole sempre più ad un ruolo marginale, per rimpiazzarle con i capi politici e con i giudici, ai quali è stato rimesso il bastone potente dell’autorità morale.

Sono loro oggi che indicano sia la meta da raggiungere che la strada da percorrere.RivFoto6Precedentemente, nella civiltà europea, era il capo spirituale ad indicare quella meta (tappa provvisoria del cammino cristiano) e il capo politico a trovare la strada per raggiungerla.
Questi, ad esempio, erano i ruoli rispettivamente spettanti al vescovo e al signore feudale nel Medioevo.

Tale incomprensibile ed ingiusta concentrazione di potere nelle mani di un’unica figura (il politico o il magistrato) noi la chiamiamo laicità ed è un paradosso alieno alla cultura romana ed europea ma familiare a quella ebraica.

Dall’esperienza giuridica romana nacquero, infatti, principi insuperati di elettività, temporaneità, collegialità, responsabilità, partecipazione, controllo, trasparenza, bilanciamento di poteri…
Nella cultura ebraica, invece, il rabbino era autorità morale, amministratore politico e giudice.

Si comprenda dunque l’atmosfera che c’era quel giorno intorno a Gesù Cristo, riconosciuto dal popolo e anche da alcuni uomini di potere ebrei e avversato dalla maggioranza dei rabbini.

Erano tutti lì, pronti ad ascoltare le parole dell’umile figlio di un falegname la cui straordinaria sapienza faceva scalpore ed era richiamo irresistibile per folle e uomini di ogni tipo ed estrazione sociale.

E con autorità Gesù disse:
Sulla cattedra di Mosè
(ndA: guida spirituale, colui che dava l’indirizzo morale)
si sono seduti gli scribi e i farisei
(ndA: “scribi” erano gli intellettuali; “farisei” erano i politici. Oggi diremmo i tecnici e gli uomini di Governo),
quindi tutto quello che vi insegnano fatelo e osservatelo
(ndA: perché essi conoscevano bene i testi sacri e indicavano la strada da percorrere);
ma non imitate le loro azioni perché essi insegnano, ma non fanno.
Legano fardelli pesanti e insopportabili per caricarli sulle spalle degli altri
(ndA: i famosi sacrifici che gli uomini di potere chiedono anche a noi oggi),
ma si rifiutano di muoverli neppure con un dito
(ndA: comportamenti forse non sovrapponibili a quelli dei nostri capi laici attuali?).
Fanno tutte le loro azioni per essere ammirati dagli uomini,
allungano le frange,
(ndA: oggi vestono abiti che ispirano fiducia e rispetto)
ingrandiscono i fiocchi
(ndA: oggi si circondano di lussi e si spostano in auto blu);
ambiscono di sedere al primo posto nei banchetti e nelle sinagoghe, di essere salutati sulle piazze ed essere chiamati dalla gente «Maestri»!

E qui inizia il Suo insegnamento morale…

Voi invece non vi fate chiamare «Maestri».
Uno solo infatti è il vostro Maestro e voi tutti siete fratelli
(ndA: l’unica vera fratellanza è quella in Cristo, non esiste una fratellanza laica con un “Maestro” al di sopra dei fratelli…).
E non chiamate «Padre» nessuno sopra la terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello del Cielo
(ndA: non esiste dunque un’autorità, una figura sulla terra che conosca ciò che è buono per i suoi figli quanto il Padre celeste e chi pretende di essere riconosciuto “illuminato” in realtà è un impostore).
Neppure lasciatevi chiamare «Guida», perché vostra guida è uno solo, il Cristo.

Infine l’insegnamento di Dio Gesù Cristo culmina con le istruzioni per il migliore governo possibile per la società umana…

Il più grande tra voi sia colui che vi serve.
Chi poi si innalzerà sarà abbassato, mentre chi si umilierà sarà innalzato”.

Il più grande tra voi…
Chi è il più grande tra gli uomini? Il più importante?
Il Presidente, il Dittatore, il Re, il Sindaco, il Giudice, qualunque sia il suo nome, è il condottiero, il Dux avrebbero detto i romani, che porta il suo popolo verso la meta.

…sia colui che vi serve.
Cosa deve fare questo condottiero, questo Dux, questo Presidente, questo Sindaco, questo Giudice, questo uomo di potere? Servire!
Oggi questo non accade e ne vediamo gli effetti sul nostro territorio, sempre meno ricco, e sulle nostre vite, sempre più disumanizzate, spogliate del loro profondo valore sacro!RivFoto7Come è possibile che accada questo, nonostante noi tutti abbiamo la facoltà di votare, di esprimere il nostro pensiero, almeno in apparenza?
Come è possibile che la politica, cioè la gestione della nostra comunità, sia così evidentemente sganciata dalla volontà del popolo?

Perché i “benefattori” dell’umanità, i Padri delle nostre Costituzioni, hanno inserito un meccanismo che annulla di fatto la nostra volontà!

Il più grande tra noi, oggi, non è colui che ci serve, come il Cristo ci ha insegnato che debba essere, ma, al contrario, colui che ci comanda.

E se il Padre vuole il nostro bene, vuole la Vita per i suoi figli, chi rovescia i suoi insegnamenti cosa vuole?
Guardati attorno.
Guarda il cemento della tua città. Guarda l’inquinamento. Guarda i problemi di chi vorrebbe avere una famiglia e non può. Guarda chi rimane schiacciato dai meccanismi della nostra economia.
Questi non sono effetti indesiderati di qualcuno che non sa come dirigere la nostra società, sono i risultati attesi da chi ha preso nelle sue mani il controllo delle nostre comunità.

I Padri Costituenti hanno inserito una regola di funzionamento delle nostre democrazie che consegna il potere a qualcun altro rispetto a coloro che noi votiamo e che dovrebbero rappresentare le nostre volontà, le volontà del popolo.

Dunque noi possiamo eleggere chi vogliamo, l’oligarchia al potere non perderà mai.

Ma come funziona questo imbroglio? Come tecnicamente avviene lo sgancio tra la nostra volontà e gli uomini chiamati a rappresentarla?

E’ stata la recente scoperta di un ricercatore costituzionalista, che si è interamente e lungamente dedicato allo studio di questo aspetto.

RivFoto9Tutto nasce dalla Rivoluzione Francese, quella in cui, secondo il mito che vi è stato costruito sopra, il popolo si sarebbe rivoltato contro il re cattolico, al fine di ottenere giustizia sociale e l’abolizione dei privilegi della nobiltà al grido: «Libertà, uguaglianza, fratellanza».
Da questa rivoluzione è nata una nuova idea di Stato che poi si è diffusa in tutta Europa.

RivFoto8Le costituzioni dei singoli Paesi europei, financo il trattato della stessa Unione Europea, ricalcano il modello della Costituzione Francese del 1791 e abbracciano tutte un principio sottile, ma che una volta esaminato, svela la sua sinistra natura.

Nella costituzione scritta dai rivoluzionari francesi tale principio era espresso così:
«I rappresentanti nominati nei dipartimenti non saranno rappresentanti di un dipartimento particolare, ma della Nazione intera, e non si potrà dar loro alcun mandato.»
[Costituzione Francese, 3 settembre 1791: Titolo III – Capitolo 1 – Sezione 3 – Art. 7]

Che nella nostra attuale Costituzione è scritto così:
«Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato.»
[Costituzione Italiana, 27 dicembre 1947: Parte II – Titolo I – Art. 67]

Ma cosa significa esattamente “senza vincolo di mandato”?
E’ molto semplice.
La “rappresentanza politica” (il compito assegnato agli uomini eletti dal popolo di rappresentarlo) si suddivide in tre tipologie:

1) autoritaria: quando solo i governanti hanno la possibilità di individuare gli interessi nazionali.
Da questa deriva il divieto di vincolo di mandato.
E’ il nostro caso, è il caso della Costituzione Francese e delle Costituzioni di tutti i Paesi d’Europa e dell’Unione Europea stessa;

2) democratica: quando solo i governati (cioè il popolo) hanno la possibilità di individuare gli interessi nazionali.
Da questo deriverebbe l’obbligo del vincolo di mandato, che sarebbe, in altre parole, un contratto vincolante che inchioda il politico alle promesse fatte in campagna elettorale e grazie alle quali ha ottenuto i voti;

3) mista: quando sia i governanti che i governati hanno la possibilità di individuare gli interessi nazionali.
In questo caso il vincolo di mandato sarebbe facoltativo e potrebbe riguardare anche solo in parte le promesse elettorali.

Ecco messo a nudo l’ingranaggio principale del potere.

Attualmente gli uomini che prendono decisioni in nostra rappresentanza sono totalmente liberi dalle promesse elettorali, così liberi che, per precauzione, il vincolo di mandato, cioè l’impegno concreto a rispettarle, è vietato dalla Costituzione!

RivFoto13Dunque il rappresentante politico, investito del potere di decidere la direzione della Nazione e quindi il benessere del popolo e del territorio, è lasciato assolutamente (e obbligatoriamente) libero di agire invece di essere vincolato, inchiodato alle sue promesse, al programma presentato agli elettori.

Altro che chiunque si innalzerà sarà abbassato!

I “Padri” costituenti hanno realizzato esattamente il contrario.
Chiunque viene innalzato dal popolo, va ancora più in alto, arrivando al di sopra anche delle sue stesse promesse!

A qualcuno potrebbe ancora venire il dubbio che queste regole funzionino bene.
A costui l’invito di percorrere la strada sotto casa e di guardarsi attorno e di osservare coi propri occhi il risultato del sistema attuale.
Gli oppositori del vincolo di mandato hanno portato l’Italia esattamente dov’è oggi, trasformandola in un Paese triste, povero, sterile, morente, l’ombra di ciò che fu!

Hanno vietato il sacrosanto contratto con gli elettori con la promessa (un’altra promessa! E anche questa senza alcuna garanzia!!!) che gli uomini di potere soltanto in questo modo rappresenteranno gli interessi di tutta la Nazione.

Ma se un parlamentare non è vincolato a rappresentare neanche la volontà dei suoi elettori come può rappresentare la volontà di tutti?!
E’ una logica da truffatori! Da usurpatori del potere!

Il divieto di vincolo di mandato contraddice quello che Gesù Cristo ci ha insegnato sull’autorità, annulla la sovranità popolare e garantisce ad un qualsiasi potere occulto di affermarsi e di dirigere dietro le quinte gli eletti dal popolo per mezzo dei loro interessi personali!RivFoto17

Perché senza vincolo di mandato gli uomini di potere sono totalmente liberi di portare la Nazione dove vogliono e di cambiare direzione in qualunque momento senza doversi giustificare con nessuno.
Follia!


PARTE SECONDA

#vincolo di mandato: un esempio concreto

A chiarire ulteriormente questi concetti si può ricorrere ancora una volta all’uomo più famoso e importante della storia…

La vicenda giudiziaria di Cristo Gesù ci offre l’esempio tra gli esempi, la dimostrazione più evidente della differenza tra il potere che fa riferimento a se stesso, quello dei rabbini, e il potere che fa riferimento ad un impegno di lealtà, appunto un vincolo di mandato, quello di Ponzio Pilato.

RivFoto10Ponzio Pilato, di sangue Sannita, forse l’abruzzese più famoso della storia, nativo di Bisenti, un paesino della provincia di Teramo, in quella zona d’Abruzzo che si protende verso il magnifico Gran Sasso d’Italia, in cui anticamente si parlava anche l’aramaico, venne scelto per le sue qualità di condottiero, la sua conoscenza della lingua colta parlata in Giudea, appunto l’aramaico, e la sua cultura giuridica, a rappresentare il potere di Roma in quella tumultuosa e complessa regione federata dell’Impero.

Il Procuratore Ponzio Pilato era il massimo duce romano presente sul luogo, ovvero le legioni di stanza lì rispondevano tutte ai suoi ordini, era la massima autorità politica a cui spettavano le decisioni locali ed era anche la massima autorità giuridica, cioè rappresentava, oggi diremmo, la Corte Suprema.
Il suo mandato, però, era vincolato al rispetto delle leggi di Roma, alle usanze locali e al controllo dell’Imperatore.

Le autorità ebraiche della Giudea, Provincia cliente (cioè federata), godevano infatti di ampi poteri, il Procuratore era presente a rappresentare il Governo di Roma, a presiedere alla riscossione delle tasse e ad assicurarsi la fedeltà della autorità locali.

Ben cosciente dei doveri derivanti dalla sua importante carica e uomo di grande acume (come emerge dai resoconti evangelici e storici), Ponzio Pilato, nella vicenda messianica, rappresentò in maniera impeccabile l’oggettività del diritto romano, mettendosi al servizio della giustizia e riconoscendo al popolo la sua legittima sovranità.

RivFoto11Contrapposti totalmente alla sua figura, invece, i sacerdoti del Sinedrio, che rappresentavano l’autorità ebraica con giurisdizione per i reati commessi contro la legge mosaica, liberi da ogni vincolo verso il popolo, sfruttavano la loro investitura e tutto il loro prestigio per portare avanti i propri interessi personali.

Troppe volte infatti, Gesù Cristo aveva criticato il loro operato e messo in evidenza proprio l’uso personale della loro autorità.

Fu infatti il Sinedrio che ordinò l’arresto di Gesù Cristo (non Ponzio Pilato) e, dopo la prima udienza dal sommo sacerdote Caifa, che fu in realtà una farsa con l’obiettivo di motivare una sentenza di morte già precedentemente decisa (Caifa infatti, molto tempo prima dell’arresto, a proposito di Cristo, aveva detto agli altri capi rabbini del Tempio: «Voi non capite nulla; non riflettete che è meglio che un solo uomo muoia per il popolo perché non perisca tutta la Nazione.» [Gv 11: 49-50]), i capi rabbini lo mandarono da Pilato.

Pilato, ascoltato Gesù Cristo e trovate pretestuose e false le accuse con cui i rabbini glielo avevano consegnato (“Sapeva bene che glielo avevano consegnato per invidia [Mt 27: 18]; lo avevano infatti presentato a Pilato con l’ignobile e menzoniera accusa: «Costui noi l’abbiamo scoperto mentre sovvertiva la nostra nazione e vietava di pagare le tasse a Cesare affermando di essere il Messia re!» [Lc 23: 2]), lo assolse ufficialmente dichiarando solennemente alla folla dei presenti: «Io non trovo in lui nessuna colpa» [Gv 18: 38].

Ma i capi rabbini, determinati a piegare la giustizia al loro scopo, insistettero nel chiedere la condanna di Gesù.
Venne fuori che Egli era galileo e dunque sotto la giurisdizione del re Erode, presente in Gerusalemme in quei giorni.

RivFoto12Pilato, che aveva già emesso sentenza di assoluzione rispetto alla legge romana, lo rinviò quindi a giudizio da Erode in virtù dello status della Giudea di Provincia Cliente di Roma.

Erode, dopo aver vilipeso Cristo, trovandolo anch’egli innocente delle accuse a suo carico presentate dai capi del Sinedrio, lo assolse rimandandolo a Ponzio Pilato.

Il sovrano ebreo aveva dunque dato esempio di abuso di potere per il trattamento di scherno al prigioniero ma aveva tenuto fede alla sua carica di giudice, onorando la verità.

Confermata la sentenza di assoluzione anche da re Erode, Pilato riconvocò i capi rabbini, i magistrati e il popolo e solennemente dichiarò l’assoluzione piena per Gesù:

«Mi avete presentato quest’uomo come sovvertitore del popolo.
(ndA: Pilato informa i presenti del capo di accusa)
Io l’ho esaminato davanti a voi
(ndA: trasparenza della giustizia romana, in rispetto del vincolo che Pilato era tenuto ad osservare anche nei confronti della Provincia cliente di Giudea)
ma non l’ho trovato colpevole in nulla delle accuse che gli fate.
Ma neppure Erode, perché ce l’ha rimandato
(ndA: il riconoscimento della giurisdizione del re ebreo).
Dunque egli non ha fatto nulla che meriti la morte.
Ma lo farò castigare e poi lo rilascerò.»
(ndA: Pilato qui va incontro al Sinedrio per ragion di Stato. I rabbini infatti avevano aizzato la folla e, sebbene fosse consapevole dell’innocenza di Cristo, Pilato voleva farlo punire per accontentare i rabbini ma salvargli la vita. Nessun’altra opzione, che non contemplasse l’utilizzo delle armi, era possibile).

La folla accorsa però, che era stata istruita e corrotta dai rabbini, invocava la morte per Gesù e la liberazione di un reale oppositore del potere romano e assassino prigioniero dei Romani, tale Barabba.

Per tre volte Pilato, per onor di giustizia, dichiarò l’innocenza di Cristo alla folla, nel disperato tentativo di far agire quei corrotti secondo coscienza ma nulla…RivFoto14

Così il Procuratore romano, per rispetto della consuetudine di rilasciare un prigioniero in occasione di una festività ebraica (erano i giorni della Pasqua), riconobbe al popolo l’ultima parola, la sovranità, e consegnò Cristo alle guardie (gli auxiliares, la milizia dei samaritani che costituiva il grosso dell’esercito romano in Giudea) per l’esecuzione della pena.

Poi si lavò le mani, un gesto solenne, simbolico, di purificazione, per sottolineare quanto affermò:
«Io sono innocente del sangue di questo giusto. Voi ne risponderete!»


PARTE ULTIMA

#più di una speranza: la soluzione

RivFoto15«Tu non hai su di me nessun potere che non ti sia dato dall’Alto»
Queste furono le ultime parole di Gesù Cristo a Ponzio Pilato, che vanamente aveva cercato di salvarlo, prima che il procuratore chiedesse alla folla corrotta la sua volontà.

Un’affermazione che sottolinea, ancora una volta, che gli uomini di potere non hanno nessuna dignità superiore agli uomini che sono chiamati a governare.

Il loro compito è servire, mettere a frutto della comunità le loro doti.

L’uomo, però, è un ponte tra la terra e il Cielo, tra il mondo materiale e quello spirituale e come tale subisce l’attrazione di entrambi.

Ecco perché, allo scopo di seguire l’insegnamento di Cristo Gesù, ma anche solo compiendo una semplice riflessione, si arriva alla conclusione che sia necessario e giusto che chiunque sia innalzato al governo della comunità, qualunque sia la sua funzione, venga abbassato al ruolo di servitore della comunità stessa, mediante l’obbligo di rispettare le promesse, mediante il vincolo di mandato.

Soltanto così chiunque si abbasserà ad essere servitore della sua terra, sarà innalzato attraverso il rispetto dei suoi impegni nel cuore e nella memoria della sua gente.

Soltanto così la Nazione che si sarà abbassata ad accettare un condottiero, un capo politico, sarà innalzata dal miglioramento spirituale e materiale.

Sono passati 20 secoli da quei drammatici fatti. C’è chi dice che Ponzio Pilato si convertì.
Così sembrerebbe dalle sue parole e, in effetti, c’è anche chi lo venera come Santo.
RivFoto16Quello che però noi osserviamo oggi è che a Bisenti, nel suo paese natale, dopo tutto questo tempo, non si invocano più gli dèi ma ci si inginocchia davanti a Cristo Gesù, in una bellissima e preziosa chiesa dedicata a Maria, Sua Madre.

Veritas filia temporis.

Solo la Verità fiorisce nel tempo. Tutto il resto appassisce e muore.
Bisenti ci racconta di un uomo risorto dal buio dei secoli che ha abbracciato con la sua presenza anche i concittadini del suo giudice terreno di rango più elevato.
Quell’Uomo oggi non ci parla più con voce materiale ma ugualmente ci guida, ci ispira per riscattare le nostre vite da ogni prigionia.
E se Egli disse: “Il più grande tra voi sia colui che vi serve” sappiamo cosa ci direbbe in merito al vincolo di mandato, all’obbligo per un uomo di potere di rispettare le promesse fatte.

Fu un tale Edmund Burke, un massone iscritto alla loggia Jerusalem, il “Cicerone britannico”, a concepire il divieto per i politici di essere vincolati alle loro promesse.
Sono passati poco più di 240 anni da quando questa idea è stata diffusa e noi oggi ne raccogliamo tutti i frutti.
L’idea del massone Burke è un veleno che ha mortificato la politica, ma noi oggi, grazie a questa recente concezione di diritto costituzionale, abbiamo finalmente un punto di partenza, una luce che può permettere la resurrezione spirituale, culturale e sociale, abbiamo la possibilità di stringere quella Mano tesa dal Cielo.

Il vincolo di mandato è l’unica occasione di riscatto del popolo.

I potenti avverseranno sempre questa idea perché è l’unica che rimette la sovranità nelle mani del popolo.
Qualunque promessa ci venga fatta, ricordatelo, non sarà mai garantita senza questo strumento.
Questa sarà la più grande conquista dell’organizzazione sociale umana da 240 anni a questa parte.
Oggi il mio conterraneo, il Procuratore Ponzio Pilato, chiede a noi chi scegliamo: Cristo o Barabba.RivFoto18

Il fiume dell’esistenza scorre inarrestabile, alimentato dall’evolversi delle nostre vite.
Come una roccia caduta nel letto del fiume può deviarlo, un’idea, se abbastanza forte, può farci deviare da un percorso finora considerato immutabile, portandoci verso nuovi, inesplorati territori dell’essere.
Dio Gesù ci accompagni.

MaSHtino1

La pecora, il formaggio, il cane

#il carattere di una terra

L’Abruzzo, una terra dall’antica cultura e dall’importanza spesso sottovalutata, affonda le sue radici nella preistoria e conosce la sua massima espressione durante il Medioevo, l’epoca che maggiormente incarnava l’essenza di questi luoghi.

MaSHtino2Una regione che si dispiega dalla costa, provvida di cibo e scambi culturali, ad un più vasto entroterra, caratterizzato da alte montagne, abbondanza di corsi d’acqua e da una ricca vegetazione.

Non a caso il bellissimo film Ladyhawck, suggestiva storia di amore e di magia, è stato girato nell’affascinante entroterra d’Abruzzo, dove i borghi medievali sono rimasti tali.

Questo ci differenzia da molte altre regioni d’Italia, in cui le antiche costruzioni subirono un processo di trasformazione, più o meno accentuato, durante il Rinascimento.
Ciò si deve al fatto che la popolazione abruzzese è rimasta sempre legata alle proprie tradizioni ed al suo peculiare approccio.

MaSHtino3Nel fluire dei secoli la casina in pietra costruita sulla montagna ha continuato a svolgere il suo compito senza grosse modifiche, perché non le veniva richiesto nulla di diverso rispetto ai suoi primi anni di vita.

E il castello che si imponeva sulla sua testa, finite le incursioni e le scorrerie del passato, restava una forte e silenziosa presenza.

Infatti in Abruzzo il castello era castello.

MaSHtino4Un avamposto militare che necessariamente doveva resistere ad ogni assalto, pena: la vita dei suoi occupanti.

Nessun nobile si sarebbe sognato, all’indomani dell’epoca medievale, di organizzare feste da ballo in un edificio militare aspro e arroccato e quindi le nostre fortezze si sono salvate dalla riconversione rinascimentale, dormendo il sonno dei giusti guerrieri.

E sulle montagne come viveva la popolazione? In modo semplice e sano.

Le tradizioni erano le istruzioni su come sopravvivere al rigido clima invernale, alla presenza del lupo e dell’orso, tipici di queste zone, e di altri predatori, oggi purtroppo molto più rari, come la lince.

Quando si usciva di casa al mattino, con solo una manciata di gradi a spezzare il gelo della notte, era il profilo del Gran Sasso, la vetta più alta dell’Appennino, a dare il buon giorno e a ricordare che la vita di quelle zone è roba da duri.

MaSHtino5Ma l’Abruzzo, dall’impatto così forte, era anche una terra generosa che forniva nutrimento per migliaia e migliaia di pecore che costituivano le antiche “masserie” abruzzesi.

La pecora era ed è un prezioso dono della natura ed un impulso allo sviluppo di arti che hanno il sapore stesso della vita.

Dal suo caratteristico pelo l’uomo ha imparato a ricavare la lana, il caldissimo filato con cui le donne abruzzesi tessevano indumenti per i propri familiari e per piccoli commerci.
Spesso opere di pregevole fattura e senso estetico che finivano per vestire e tenere caldi anche neonati.MaSHtino6
Prodotti con amore, uno stato dell’anima totalmente estraneo alle moderne logiche industriali.
Anche se vogliono convincerci del contrario parlando di “qualità”, “standard produttivi”, “leggi comunitarie” in difesa di questo e di quello.

MaSHtino10La verità è che gli abruzzesi hanno sempre messo il cuore in ciò che producevano e hanno sempre guardato con rispetto e gratitudine quello che la natura dona.
Mettere il cuore nei gesti quotidiani di un lavoro è caratteristico della nostra cultura. L’amore è energia, è un filo invisibile che lega il creatore al suo manufatto e al suo destinatario.

Se ci soffermassimo a riflettere sul significato profondo della parola “artigiano” scopriremmo il suo stretto legame logico con la parola “amore”.

L’artigiano infatti è colui che ama una manualità, un’arte, un materiale, un prodotto del suo impegno e come tutti gli amanti ci mette la faccia e gli dedica la vita.

Nulla di più diverso dalla timbratura di un cartellino, dalla checklist di un “responsabile di qualità” o dal “senso della normativa” per imporre uno “standard qualitativo”.
MaSHtino7E’ come voler dire ad una coppia di innamorati come devono fare l’amore…

La passione si forma dentro di noi, si alimenta del nostro stesso respiro, possiamo sentirla crescere nel nostro cuore e vederla un giorno riconosciuta dagli altri ma non la si può apprendere, non si può imporla per legge.

MaSHtino9Dalla pecora l’uomo ricava il latte con cui poi, soprattutto noi italiani e ancor di più noi abruzzesi, abbiamo imparato ad ottenere i formaggi che ne sono l’esaltazione.

Il formaggio è la parte più ricca del latte che gli antichi abruzzesi scoprirono come estrarre.

MaSHtino8Le mani dell’artigiano compiono da secoli gli stessi movimenti, che acquisiscono il fascino di gesti rituali, attorno al prezioso liquido bianco, nato per garantire la vita dei piccoli agnellini, per portarlo con pochi, semplici, naturali ingredienti e con l’energia ancestrale del fuoco, ad assumere una consistenza solida.

Il resto è stagionatura, è attesa che la natura aggiunga benevola un suo tocco speciale…

La pecora ha anche una carne deliziosa, se saputa cucinare.
E furono i pastori d’abruzzo a scoprire quanto il suo sapore, eccessivo in mani inconsapevoli, fosse in realtà forte e armonico come la nostra bellissima terra.

MaSHtino11La pecora è un animale pacifico, docile, che spontaneamente si raccoglie e si sposta in gruppi.
Le greggi si muovono lentamente tra i prati di montagna; gli ovini brucano tutti insieme, adulti con agnelli e il loro comportamento non pone all’uomo particolari difficoltà.

Pochi animali rappresentano una ricchezza così e attorno ad un tesoro c’è sempre bisogno di fedeli guardiani…

Ecco, io vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come serpenti e semplici come colombe”. [Matteo 10, 16]

ParabolaSe Gesù avesse parlato ai popoli del Regno di Napoli, in questo passaggio di un suo insegnamento, avrebbe potuto usare simbolicamente l’esempio del nostro splendido cane, il Mastino Abruzzese, allora già ben conosciuto e per il quale queste parole calzano a pennello!

Il temibile guardiano che si muove tra questi miti animali come uno di loro, in perfetta pace e armonia, ma che si conserva pronto a difendere il gregge in ogni momento e a costo della vita come se si trattasse dei suoi stessi cuccioli.MaSHtino12

Mastino, da “mastio” o meglio ancora “maschio”, la massima fortificazione del passato (come il Maschio Angioino), il nome che racchiude il suo difficile e importante ruolo.
Abruzzese, perché è nato qui, è stato coltivato qui, il suo sangue è il pregiato prodotto della nostra terra e delle nostre tradizioni.

I lupi, accorti predatori, che si avvicinano sottovento al gregge, lo sentono nell’aria quando c’è un nostro guardiano, un difensore, appunto un mastino, così antico, forte e fiero. E spesso già questo li fa desistere dai loro propositi.
Cosa che non accade con altri cani, che hanno un odore diverso, che per il selvatico non sono una seria minaccia e che, quando non riescono a fuggire, vanno ad aggiungersi essi stessi al pasto di questo abile e temibile cacciatore.

Purtroppo non tutti sono saggi come il lupo, non hanno rispetto per il nostro grande guardiano e qualche decennio fa hanno deciso di farlo diventare “maremmano”.
Mappa TratturiNulla di più falso e ridicolo perché il bianco angelo custode delle pecore, nei secoli seguiva il suo amico uomo dalle montagne dell’Abruzzo in giù, verso la Puglia, per una migrazione stagionale attraverso suggestive vie di passaggio chiamate tratturi (dal latino “trahere”: condurre, portare) che in Abruzzo, a volte, si incrociavano con il cammino di santi eremiti.

Anticamente, al massimo, i pastori abruzzesi, con le greggi e i grandi cani bianchi, ridiscendevano l’Appennino verso la Campagna di Roma per svernare lì, in virtù di un accordo tra il Regno di Napoli, di cui l’Abruzzo era parte, e lo Stato Pontificio.
Il Granducato di Toscana e dunque la maremma restavano lontani, poco appetibili per via delle paludi disseminate lungo il cammino e separati da un altro confine di Stato.

La transumanza, epica migrazione di uomini e animali, con greggi che contavano migliaia di capi, circondati da lupi, orsi, linci e ladri si faceva tra l’Abruzzo e la Puglia in cerca di una natura ricca e di un clima più mite, al sopraggiungere della stagione fredda e poi, al termine dell’inverno, nella direzione opposta per tornare al cospetto del Gran Sasso d’Italia.

Si trattava di una grande, avventurosa impresa dei pastori abruzzesi che riuscivano ad attraversare i boschi con migliaia di pecore, coadiuvati soltanto dai loro possenti, antichi e bianchi mastini e da cani più piccoli, detti “paratori” o “toccatori“, con il compito di tenere raggruppate le pecore; questi si, definibili cani “pastori”.
E tutto questo si ripeteva stagione dopo stagione, anno dopo anno…

MaSHtino13Il Mastino Abruzzese era una delle meraviglie del Regno di Napoli, della cultura di una terra genuina e fiera.
Solo recentemente, alla fine degli anni ’50 del secolo ormai andato, al nostro bianco gioiello è stato associato il nome “maremmano”, misconoscendo la storia e l’origine di questa antica razza (1958: l’ENCI dichiara l’esistenza della razza maremmano-abruzzese).

Chi però sta con le pecore sulle montagne, sa chi sia il vero angelo custode e chi una sua copia, chi ha nelle sue doti fisiche e caratteriali le risorse per respingere gli attacchi di animali selvatici affamati e chi non le ha.

Come le antiche fortezze d’Abruzzo, il Mastino Abruzzese domina sulle nostre belle montagne.
Ha attraversato i secoli conservando la sua essenza guerriera di duro e benevolo difensore degli armenti.

Come già affermato per le pecore, pochi animali rappresentano una ricchezza così e attorno ad un tesoro c’è sempre bisogno di fedeli guardiani…

E qui intervengono gli uomini di cuore.
Gli artigiani, ovvero gli amanti delle belle tradizioni, gli amanti della natura, gli amanti delle antiche sapienze, gli amanti di ciò che riempie e arricchisce la vita dell’uomo, che in altri termini definiamo “qualità”.

Masseria ScipioniUomini come quelli che si incontrano nella Masseria Scipioni, in una zona incantata che guarda al Gran Sasso come al suo angelo custode.

Uomini come Domenico De Carolis, che amano la vita di montagna, la cultura abruzzese, e che celebrano la natura perché la vivono e non hanno nessuna intenzione di abbandonare le nostre sane tradizioni.De Carolis

Grazie a uomini come loro i nostri prati erbosi conservano la loro immagine secolare con le greggi al pascolo e non diventano fabbriche in cemento armato, di “cibo spazzatura”, in cui gli animali vengono chiusi in box minuscoli e trattati come oggetti privi di vita.MaSHtino14
Grazie a uomini così il formaggio è ancora formaggio perché si fa con il latte e non con i disgustosi surrogati senz’anima che i nordeuropei vogliono imporci attraverso malsane norme comunitarie, pretendendo di insegnare a noi, che il formaggio lo abbiamo inventato, la “qualità” dei prodotti caseari.

DoDeCA2E’ grazie a uomini così che il Mastino Abruzzese, tesoro del fu Regno di Napoli e tesoro d’Abruzzo, si conserva e si salva dal mescolamento con esemplari che non hanno nulla del suo antico sangue.

AL5D6411La montagna abruzzese ha una grande energia, un’energia racchiusa in tutto questo, che evolve se stessa e diventa vita!
Un’energia che Dio ha messo in queste rocce, in quest’acqua, in questa terra e nessuno potrà mai cercare di imitarne i frutti se non con scadenti risultati.

Un’energia che vale la pena di respirare, di sentire sulla pelle, di assaggiare, di incontrare, di mettere al centro di una bella avventura in motocicletta.

Su queste strade, tra queste montagne, al cospetto di questi orizzonti, le sensazioni di quei santi eremiti, che in questa Patria sentivano un richiamo importante, commovente, vitale, tornano nell’animo di ciascuno se ci si mette ad ascoltare il respiro di questi luoghi.

Sant'OnofrioEssi, nel loro pellegrinare alla ricerca del rifugio, del luogo dell’appuntamento con Dio, incrociavano quei pastori, quei cani, quelle pecore, la Vita di un popolo, di una natura bella e forte e iniziavano a preparare il loro spirito a quel grande incontro, immergendosi nella ricchezza d’Abruzzo.

Dio aveva già iniziato a parlargli di Se stesso…

Strade e monti

Aprilia Caponord 1200

 #evoluzione delle sensazioni

Quasi 100 anni fa, “il Belpaese”, la nostra Italia, era la terra incantata dove in piccole botteghe artigiane, l’eccezionale ispirazione di valenti ingegneri, incontrò la maestria di grandi artigiani.

Appesi al muro c’erano attrezzi che parlavano di antichi mestieri come il mastro ferraio, l’ebanista, il calzolaio.
In quelle piccole botteghe italiane il passato della storia dell’uomo aveva dato appuntamento al futuro.

Motore storicoL’ingegnere e l’artigiano parlavano insieme di sogni e guardavano uniti a quei rudimentali strumenti con speranza e tenacia.
L’energia della passione doveva plasmare la materia utilizzando solo quegli attrezzi, nati per fare tutt’altro, nel grande sforzo di rendere reali le visioni di personaggi poi entrati nella storia.

E’ dalla nostra bella Italia che è uscito il 90% dei brevetti motociclistici mondiali.

Soluzioni tecniche ancora oggi insuperate nonostante i reparti di ricerca e sviluppo delle case motociclistiche siano sempre più spaziali.

Qualunque sia la motocicletta che guidi, sappi che se togliessi tutto quello che è nato nella nostra eccezionale terra, resterebbero solo un paio di desolanti coperchi e qualche componente marginale.

In questa nostra bella Italia la costruzione della motocicletta divenne un’arte.

E questa è storia.

Qualche decennio fa un veneto, con lo stesso fuoco nel cuore degli illustrissimi ingegneri del passato motociclistico italiano, decise di raccogliere questo pesantissimo testimone per continuare la corsa verso l’orrizzonte.

Ivano BeggioIvano Beggio, figlio del Cavalier Alberto, costruttore di biciclette, immaginò un futuro tutto nuovo per l’azienda di famiglia.

Sono passati molti anni e l’Aprilia immaginata da quel veneto passionale ne ha fatta tanta di strada.

Oggi è la casa motociclistica con la tecnologia più avanzata del mondo.

Con tanti geniali brevetti in cassaforte.

Con tante soluzioni che blasonati marchi esteri copiano fingendo di avere le stesse risorse intellettuali. Ma non è così.

Di fronte ai grandi colossi, l’Aprilia è una realtà molto più piccola ma riesce a far paura come Davide a Golia dopo il lancio dei primi sassi…

In Aprilia hanno le idee molto chiare su come debba essere una moto da corsa e l’hanno dimostrato a suon di titoli mondiali e gare vinte in tutto il mondo.

La divisione Aprilia Racing ha piegato le ginocchia di scuderie con molti più quattrini.

I camion rossi e neri di Noale popolano ancora gli incubi di molti tecnici e responsabili delle altre case. Testimonianza materiale che passione vera e capacità non si comprano.

Divertente e doveroso ricordare una casa dal marchio molto pesante che investì svariati milioni di euro nel progetto colossale di una moto, classe superbike, che avrebbe dovuto fare man bassa di coppe e campionati per diversi anni.

Questa casa, notissima al grande pubblico, si sentiva già pluricampione del mondo e riversò molte risorse finanziarie in una roboante campagna di “informazione”.

Vennero comprati gli articoli dei soliti “giornalisti” italiani, capaci di scrivere anche di asini volanti perché pecunia non olet.
V
ennero organizzati eventi in pista per mostrare al mondo la macchina da gara totale.

Era chiaro che questa casa aveva deciso di entrare nelle competizioni dalla porta principale ed era convinta di insegnare a tutti il difficile mestiere delle corse.
Erano certi di essere i migliori ed effettivamente la loro moto era molto competitiva.

Aprilia AlitaliaEbbene l’umiliazione a cui l’Aprilia sottopose questa blasonata e nota casa (e il suo milionario progetto), con l’ormai leggendaria RSV4 tricolore, fu tale che divenne semplicemente vergognoso per i “biondini” continuare a prenderle senza remissione di peccati.

Così, dopo alcuni campionati caratterizzati da sconfitte nette e pesanti, un bel dì, i “biondini” diedero il triste annuncio: “Abbiamo deciso di ritirarci dal campionato per concentrarci sulla produzione di serie”.
Eh si… La produzione di serie è importante…
Non avranno vinto ma ci hanno regalato davvero tanto buonumore e per questo possiamo solo ringraziarli.

Troppi italiani, però, ancora oggi, pensano che quella casa sia la “migliore del mondo”.
Nemo propheta in patria.

Neanche di fronte all’evidenza.

A distanza di circa 100 anni quindi siamo noi che tradiamo il sogno dei nostri antenati; siamo noi italiani a negare il presente e a rinunciare al futuro quando scriviamo fandonie sulle nostre moto e sui nostri marchi perché dobbiamo vendere un articolo.

ITALIATroppo spesso siamo noi italiani che non abbiamo più fiducia in noi stessi quando decidiamo di comprare moto fabbricate all’estero.
Anche se le moto italiane hanno un qualcosa di speciale che nessun altro riesce ad avere.
Un sapore tutto diverso. Una magia.

L’Aprilia è parte grande di quella magia e non si può e non si deve più ignorarla.

E la Caponord 1200 è la magia che Aprilia mette ovunque tu voglia andare.

Immagina una pista. L’asfalto, perfettamente piatto, trattiene l’energia del sole e sviluppa la temperatura ideale per le tue gomme. Il serbatoio è pieno, la tuta di pelle ti avvolge e il fidato tecnico ti ha regolato le sospensioni come le volevi tu.
Il giro più veloce della tua vita ti aspetta!

Cosa manca per trasferire tutta questa capacità tecnologica fuori dai cordoli e lontano dagli spalti del circuito?

Lo spirito di avventura!

Questa è stata la risposta che si sono dati in Aprilia quando hanno pensato alla Caponord 1200.Caponord incipit

Lontano dal mondo ideale delle piste ci sono buche, asfalti spaccati dalle gelate di montagna, strade erose dal vento del mare ma che diventano parte integrante della meta che sogni di raggiungere.

Gli ingegneri di Noale, come i loro mitici colleghi del passato, si sono così riuniti e hanno iniziato a creare, a fare la storia. Ancora una volta.

Ad una moto che fosse perfetta sulle strade dell’avventura servivano sospensioni perfette.

La Caponord 1200 doveva leggere in ogni istante quello che aveva sotto le ruote e modificare il suo assetto continuamente per sfruttare al massimo le raffinate doti del telaio e…

BAM!ADD

Nasce a Noale l’Aprilia Dynamic Damping. Il primo, vero sistema motociclistico di sospensione intelligente. Grazie a questa invenzione la Caponord 1200 si muove come un felino su qualsiasi fondo.

ADD2Una pantera dosa la forza su ogni zampa per avere sempre il massimo sostegno al balzo che vuole compiere.
L’Aprilia Caponord 1200 fa la stessa cosa, dosando sulla ruota anteriore e su quella posteriore, in maniera indipendente, la forza necessaria per dare il massimo appoggio al suo graffiante motore.

Il bicilindrico di Noale, un altro grande motore derivato delle geniali intuizioni dell’Ing. Lambertini, uomo simbolo della Moto Morini, che ha letteralmente rivoluzionato la concezione del motore bicilindrico a V, dando i natali al primo, avveniristico 1200 che tutto il mondo che conta ha preso a riferimento, è stato qui perfezionato dai veneti e messo a punto per essere docile e muscolare.

Ed è lì, incastonato nel telaio, per dare corpo e sostanza ad un grande piacere motociclistico.Motore

Cosa serve per coinvolgere una supersportiva in un’avventura?

Valigie laterali che si aggancino al telaio e rimangano aderentissime alla moto.

Perché qui l’aerodinamica conta.

Se vuoi andare oltre i 200 all’ora senza avere nessun disturbo, con lei devi poterlo fare!
E puoi farlo.

MusoLa sua forma appuntita è il giusto equilibrio tra capacità di penetrazione e riparo.

Nella carena i veneti hanno modellato dei passaggi per l’aria che può scorrere raffreddando il radiatore e avvitarsi in mulinelli quando già la Caponord è lontana e mostra beffarda i rossi led posteriori.

Così l’aria danza e si volta celebrando questo gioiello che sfreccia accompagnato dal suo caratteristico rombo tutto italiano.Feritoie

Ovviamente una motocicletta così prestazionale, che esce dalla fabbrica di Noale, non può che avere un’elettronica da riferimento.

StrumentazioneL’insieme dei sensori, i principi fisici scelti per le misurazioni dell’assetto e gli attuatori elettromeccanici, lavorano insieme come un’orchestra. Tutti coordinati dalla centralina, il nostro direttore impettito, che ha l’obiettivo di eseguire la sinfonia perfetta unicamente per il nostro piacere.

Le regolazioni possibili sono tante.
Per godersi questo gioiello italiano in Aprilia hanno realizzato anche un sistema per interfacciare la moto allo smartphone e vedersi l’angolo di piega che abbiamo raggiunto sulla strada di casa.
Ci vorrebbe un articolo solo per parlare dell’elettronica della Caponord 1200.
La moto che costrinse la concorrenza a riprogettare le proprie sospensioni elettroniche prima del tempo previsto, anche se appena uscite.
Questo tanto per dire che, quando si parla di elettronica, gli ingegneri Aprilia si siedono in cattedra.
E non solo per l’elettronica.
“Le chiacchiere se le porta il vento”.
E qui il vento lo sposta la RSV4 quando sfreccia sui circuiti di tutto il mondo.
Anche quando le chiacchiere sono in tedesco. E mi sono spiegato.

Adesso dovrei descriverti le doti dinamiche di questa creazione di Aprilia.

E cosa vuoi sapere? Se la moto può staccare e inserirsi rapida in piega?

Si, può. Come una spada…

I freni Brembo li usano per le gare in tutti gli sport motoristici e in Aprilia i telai sono vere opere d’arte, che all’estero copiano facendo finta, grazie ai giornalisti mercenari, di essere più bravi di noi.

EvoluzioneVuoi sapere se il motore riesce a spararti fuori dalle curve facendoti sentire una stretta allo stomaco?
Si, ci riesce e anche molto bene.
I grandi pistoni si agitano attorno all’albero motore come le braccia di un campione dei pesi massimi sul palloncino attaccato al muro.
Di castagne ce n’è per tutti. E il contagiri digitale sale, sale…

Piuttosto chiediti cosa ti aspetti da una moto così, chiediti quanto sei bravo a “sentire” la moto.

Chiediti quanto lontano vuoi andare e chi merita di venire con te.

Self ControlQui c’è la massima tecnologia per correre su strada, il comfort che ti fa godere di un lungo viaggio, le cuciture rosse sulla sella nera perché lo stile è tutto, lo scarico regolabile nell’inclinazione per tirarlo su quando smonti le valigie e così portarti dietro anche l’eleganza.

La strumentazione è tutta digitale. Chiara, leggibile, figa.

L’Aprilia è uscita dalla pista per mettersi alla prova sul circuito della nostra vita.
Dove la gara da vincere è quella dell’emozione. Molto più importante e difficile del decimo di secondo sul giro.
Ce la farà?Eccentrik

Il famoso rapper Eminem ha detto: “La mia vita è piena di promesse vuote e sogni infranti”.
Ecco, se non vuoi che anche la tua vita sia una delusione come quella di Eminem, inizia a dare credito a chi le promesse le riempie di sostanza e i sogni li fa volare spinti dalla passione.
Fatti promettere dall’Aprilia Caponord l’avventura che vuoi, tutta la velocità che pensi di desiderare, il comfort sparato a più di duecento all’ora anche con le valigie cariche, la curva tirata.

Tu m'as promisMa attento… Le promesse qui si mantengono.
Come recitava una famosa canzone:
“Tu m’as promis. Tu es foutu“.
Dedichiamogliela.

Stelvio mucche due

Moto Guzzi Stelvio

 #un cuore grande

Molto più di una moto, un’idea.Stelvio idea

Un’idea rivoluzionaria contro ciò che l’industria motociclistica mondiale vuole che tu pensi.

Un oggetto al confine tra il mondo spirituale e quello materiale.

Un dono che parla allo spirito dell’uomo e lo fa con le giuste parole.

Parole che non sono composte da lettere ma da ogni battito del motore, da vibrazioni sul manubrio, da scuotimenti, da vuoti allo stomaco ogni volta che si accelera, dalla possenza con cui la Stelvio si mostra sulla strada.

La mole della moto rappresenta tutta la sua importanza, le sue linee tonde e spigolose sembrano forgiate in una officina del Medioevo, con rimandi gotici italiani.Stelvio benzina

La Moto Guzzi Stelvio non pesa, schiaccia gli ostacoli.

Per farla stare in equilibrio su se stessa sono stati incurvati tubi di acciaio.Stelvio motore
Anche il suo bicilindrico a forma di cuore è protetto da tubi di acciaio.

In lei l’acciaio si nobilita e prende vita.
Il motore batte come un cuore umano.
Ventricolo sinistro, ventricolo destro,
pistone sinistro, pistone destro,
bam, bam…

Se si appoggia l’orecchio sul petto della persona amata si sente il battito del suo cuore, si ascolta il ritmo dell’esistenza.

Qui non ce n’è bisogno, perché trema la terra.

La Moto Guzzi Stelvio è una dichiarazione di libertà con l’autorevolezza che appartiene solo a lei.

Una libertà che non accetta i confini di una strada o la quantità di bagaglio che vogliamo portarci dietro per andare fino in capo al mondo.Stelvio mare

La Moto Guzzi Stelvio è armata di fede, con il suo serbatoio da 32 litri perfettamente calato nella sua linea, e corazzata nel corpo per affrontare le strade martoriate del mondo, sovrastandole con le sue grandi ruote.Stelvio luci

La Moto Guzzi Stelvio non teme l’oscurità della notte, anzi la sfida, con le sue 8 luci anteriori: abbaglianti, anabbaglianti, posizione e supplementari.
E tutte le altre rosse a led del suo poteriore.

La forcella, italianissima, è stata costruita ispirandosi alle colonne del Pantheon.

La Moto Guzzi Stelvio ha un manubrio alto e largo quanto serve per farti impugnare il mondo!

Poi ci sali su, ti fondi con essa.

E da qui inizia la tua strada.

Stelvio CARCUna ciclistica raffinatissima. Questa è la prima impressione.
Al di là dei numeri bruti delle misure della forcella, dei freni Brembo, del granitico monobraccio cardanico posteriore CARC, con principi di funzionamento eccezionali e coperti da brevetto e dello schema dell’efficacissimo telaio.

Curvoni veloci, tornanti, destra-sinistra, con lei la strada non si percorre, si vive.

Chilometro dopo chilometro, che sotto le nostre ruote l’asfalto ci sia, non ci sia, o sia devastato (come sempre più spesso accade), sentiamo una fiamma dentro di noi riprendere vita.

Era assopita sotto la cenere soffocante del marketing, delle falsità ideologiche imposte da un mercato che ha solo il materialistico dovere di far girare i soldi.
Il motore ruggisce come solo il 1200 di Mandello è capace di fare (1151 i centimetri cubici effettivi). Fa davvero vibrare il cuore. E’ in quel momento che realizzi che è la Stelvio che ti afferra per le mani e ti tira verso la prossima curva.

E giù dentro, si piega. Il motore V2, nato dalla genialità di un ingegnere speciale, si addomestica, permettendo alla moto di addentare la corda e non mollarla più.IMG_2588

Questa è la spiegazione del suo avantreno: una mascella serrata sulla strada. Fedele al suo compagno di viaggio. Oltre le aspettative.

Fuori dalla curva il suo generoso cuore ne ha per spingerti oltre i 200 km/h. E tu ne hai?

Lei non ha mezze misure in niente. Non è nata per pettinarsi davanti allo specchio ma per farti impazzire.

Se hai bisogno di andare via puoi portarti il mondo con te.

Le valigie sono in alluminio del tipo che non si arrende mai. Ce n’è per metterci quello che vuoi.

Se proprio non ti basta, sulle valigie sono rivettati, e fissati per l’eternità, dei passanti in acciaio attorno ai quali si possono far girare delle cinghie per legarci l’impossibile. Con lei equipaggiata così potresti rapire la donna dei tuoi sogni e non tornare indietro mai più.

Ci sono due prese elettriche, una avanti, vicino al manubrio, l’altra sotto la sella. Sembra di rivedere l’elettrificazione della rete ferroviaria italiana avvenuta nel secolo scorso.

Quanto vuoi che sia comoda una sella? La sua lo è. Non c’è altro da aggiungere.

Il riparo aerodinamico è da mezzo militare.
Qui si bada al sodo pur conservando uno stile ineguagliabile.StelvioArt7

Puoi andare dove vuoi.
Puoi fermarti quando vuoi.
Puoi andare veloce ascoltando il ruggito del suo cuore
oppure procedere lento e fiero sentendo i suoi pistoni prendere a calci la strada.

Ce l’hai tanta personalità? Ce la fai a sdoganare la tua immaginazione? A lasciarti alle spalle quello che pensi di sapere per liberare la tua anima?

Allora lei è qui per te.
E la fiamma diventa incendio.

Amen.

emozione3

L’ Emozione

#riscoprire l’emozione

Un sogno, una distanza colmata con l’immaginazione.

Una motocicletta è il tentativo, compiuto con sapienza ingegneristica, di rendere accessibili all’uomo particolari stati emotivi.
Questa è sempre stata la sua essenza.

Il motociclista anela a trovare la cavalcatura capace di vibrare insieme al suo spirito, amplificando la percezione del mondo circostante e dilatando l’attimo fuggente.
Questo è sempre stato il nostro scopo.

E allora perché troppe volte ci lasciamo consigliare nelle nostre scelte da giornalisti che non parlano più di emozioni?

Perché siamo abbagliati da quello che ci mettono davanti.
L’ex pilota, il campione di enduro, il grande esperto e ci dimentichiamo che nel petto abbiamo un cuore che batte e pompa sangue.

L’origine dell’inganno è lì. Ci ritroviamo così a leggere una recensione o a vedere un video in cui abbiamo riposto la nostra fiducia perché desiderosi di sapere cosa pensano personaggi tanto autorevoli sulla moto che ci ha rubato il sonno.
E il teatro del marketing alza il sipario.

sniper

Il giornalista applica una tecnica di guerra:
quella dello sniper.

Il cecchino deve mimetizzarsi,

confondersi col paesaggio,

sembrarci familiare

Farci rimanere rilassati mentre lentamente e con grande concentrazione ci mette al centro del mirino.
La pallottola sparata è il suo articolo, la sua recensione, la sua valutazione.

E ci becca in piena testa

Perché il cuore resta comunque fuori dalla sua portata.

Per orientare la nostra scelta, il giornalista infatti può agire solo pilotando i nostri ragionamenti attraverso argomentazioni apparentemente razionali.

Ecco che così un cambio diventa “troppo duro” oppure una ciclistica “equilibrata”… ma solo “a patto di non esagerare”.
Il cecchino sa che quando un cervello è colpito, il cuore poi cessa di battere.

In questo processo commerciale mascherato da “informazione” si inserisce anche la televisione, che ci mostra motociclette ridotte a “playstation” con bellissimi schermi lcd ma che non vibrano più, schierate su piste in cui l’asfalto viene da un altro pianeta.

Vediamo sfrecciare oggetti progettati da ingegneri giapponesi che proverebbero le stesse emozioni lavorando su un frullatore, una lavatrice o una scopa elettrica.

E noi siamo i contenitori da riempire di marketing.

Gli esperti di questi colossi industriali, pagati per farci comprare quello che vuole l’industria, hanno compreso che per vendere ancora di più bisognava modellare il cliente in funzione della moto.
E non il contrario.

Il godimento è diventato secondario

Ed ecco che, sulla pista, le motociclette con cui i piloti si sfidano si riconoscono solo per i diversi colori perché le case non si differenziano più e, giro dopo giro, la trasformazione è in atto su di noi, che dobbiamo “evolvere” da motociclisti a “consumatori”, capaci di chiamare “moto” anche uno scooter…emozione2Siamo lì ad esaltarci guardando “incredibili” inserimenti in curva mentre il pilota è appeso da un lato, “con il gomito a terra”, ma in realtà è la centralina che legge l’angolo di inclinazione, la trazione, la marcia inserita, il punto della pista in cui si trova la moto e decide quanto gas dare, correggendo inoltre l’assetto e la risposta del manubrio in tempo reale.

Tutto questo in base ad un software caricato sulla centralina, personalizzato in base al pilota e con cui la scuderia può avvantaggiare ora un rider, ora l’altro.

E’ così che ci appassioniamo ad un marchio anche se noi non faremo mai una curva a centottanta all’ora, per strada, col gomito a terra.

E’ così che una casa vincente in pista, grazie anche a componentistica e a telaisti italiani di altissimo livello, nella “vita reale” può presentarci una moto con i tubi dei freni in gomma e la forcella fatta a risparmio e mantenere comunque la sua attrattiva grazie al marchio incollato sul serbatoio.

E’ così che avvelenano il nostro Spirito e col tempo diamo sempre più retta alle valutazioni di questi giornalisti cercando di armonizzarle col nostro sentire.

Ma cosa vuoi armonizzare? Il giornalista è pagato per scrivere.
E’ il suo lavoro; che ora è diventato uno sporco lavoro che non ha più legame alcuno con la missione dell’oggetto “moto”.

Giustificare un flusso di denaro da una casa ad una testata giornalistica non è difficile.

Basta comprare gli spazi pubblicitari.

Di solito noi apriamo una rivista cercando un articolo e subendo distrattamente la pubblicità inframmezzata.

E’ calcolato e voluto.

La nostra “bassa attenzione” permette alla testata giornalistica di mimetizzare i finanziatori dei suoi articoli.

Prova invece a sfogliare una rivista guardando solo la pubblicità.

Vedrai chi ha messo mano al portafogli per l’articolo sulla “grande comparativa”. Non è detto che il finanziatore e l’articolo che lo riguarda siano sullo stesso numero, ma a volte vogliono farcela proprio sotto il naso.

E’ così che due moto di oltre duecento chili diventano una pesante e l’altra no

E’ qui che Moto Adventure Abruzzo vuole giocare il suo ruolo.emozione
In una battaglia disperata e bella in difesa dell’emozione,
in difesa della verità,
in difesa dello Spirito dell’uomo!

E del cuore che pompa sangue e non acqua minerale.

Iniziamo col dire che se i giornalisti italiani dovessero includere le emozioni nelle loro prove, le motociclette italiane vincerebbero ogni comparativa, come spesso accade all’estero.

Per questi professionisti dell’informazione le vibrazioni sono un difetto.

Ti piacerebbe avere un frigorifero in mezzo alle gambe? Ebbene per loro quella è la direzione giusta verso cui indirizzare lo sviluppo.

Se invece nel tuo sogno la moto vibra e ha un suo carattere,

continua a leggerci

Abbandona tutto ciò che pensi di sapere sulle moto e che hai letto sulle prove.
E ricomincia ad ascoltare il tuo cuore.

Ricomincia a sognare!

Luna-2

Avvicinati ad una finestra e guarda una strada.
Quella è la frontiera selvaggia della tua libertà.
Riesci a sentire il rombo della tua moto?
Della moto che hai nell’anima?
Dai gas!!!
Riesci a sentire il manubrio tra le mani e il vento che ti viene incontro?
Scala una marcia, piega la tua moto ed entra in curva…
Ora!!!

Qui ci sono tecnologia e passione, avventura, gioia e brividi!

StelArt-1

Moto

#moto

Sono qui.

A vivere il mio presente, con il mondo intorno.

Solo questo è mio. E’ tutto ciò che mi serve.

Seduto vicino ad una motocicletta.

Oltre l’oggetto,

l’essenza.

Tutti i suoi contorni tesi verso il centro.

Il motore ancora caldo, cielo e mare.

Tutto quello che vedo da questa montagna.

Aggrappato ad una proiezione di me, volo in un respiro.

Sulla brezza dell’alba, a fianco di un raggio di sole.

Vivendo davvero.

Ritrovo ogni curva.

Esattamente come mi aspettavo.

Mi hai mandato un Angelo.

Libero da ogni oppressione,

ricco per creare,

avvolto nella Sua creazione.

Sempre alla meta, non mi sorprende la notte.

C’è molto più di tecnica e suoni.

E’ una sacra vibrazione.

Come una bella canzone.

Italiana.

Come le note musicali.

Come la notte romantica.

 

 


 

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Montagna

#montagna

 

La terra si innalza a puntare il cielo.

Solo roccia e ghiaccio abitano le vette più alte.

Nella roccia un’immutabile volontà,

nell’acqua la linfa vitale del pianeta.

Sei arrivato qui richiamato dal cielo.

Percorri la tua salita, il sentiero ti aspettava.

La roccia è sotto i tuoi passi e ti sostiene.

Il vento è il mondo che respira con te.

Sulla tua testa solo il cielo infinito,

tu guardi in lui e lui guarda in te.

In vetta sarai solo,

i clamori del mondo lontani.

Eccoti. Innalzato al cielo.

L’orizzonte sacro cerchio di cui tu sei il centro,

sulla punta del dito scolpito nella roccia,

ad indicare l’origine di tutto.

Eterna. Incontenibile.

 


 

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Mare

#mare

 

Al cospetto del mare,

materia in movimento spinta dal respiro del mondo.

La tua ricerca ti ha portato qui.

Di fronte ad un luogo che cambia la sua forma

e il suo colore,

che spumeggia e si placa,

che riflette il cielo ma riempie la terra.

Ecco la tua anima,

che riflette il Cielo e riempie il tuo corpo,

che si agita e si placa.

Incamminati.

Immergiti.

Ascolta.

Respira.

Il mare sei tu.

Tu materia in movimento spinta dal respiro del mondo,

tu cambi forma e colore nel tempo.

Offriti e riceverai.

 


 

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