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La pecora, il formaggio, il cane

#il carattere di una terra

L’Abruzzo, una terra dall’antica cultura e dall’importanza spesso sottovalutata, affonda le sue radici nella preistoria e conosce la sua massima espressione durante il Medioevo, l’epoca che maggiormente incarnava l’essenza di questi luoghi.

MaSHtino2Una regione che si dispiega dalla costa, provvida di cibo e scambi culturali, ad un più vasto entroterra, caratterizzato da alte montagne, abbondanza di corsi d’acqua e da una ricca vegetazione.

Non a caso il bellissimo film Ladyhawck, suggestiva storia di amore e di magia, è stato girato nell’affascinante entroterra d’Abruzzo, dove i borghi medievali sono rimasti tali.

Questo ci differenzia da molte altre regioni d’Italia, in cui le antiche costruzioni subirono un processo di trasformazione, più o meno accentuato, durante il Rinascimento.
Ciò si deve al fatto che la popolazione abruzzese è rimasta sempre legata alle proprie tradizioni ed al suo peculiare approccio.

MaSHtino3Nel fluire dei secoli la casina in pietra costruita sulla montagna ha continuato a svolgere il suo compito senza grosse modifiche, perché non le veniva richiesto nulla di diverso rispetto ai suoi primi anni di vita.

E il castello che si imponeva sulla sua testa, finite le incursioni e le scorrerie del passato, restava una forte e silenziosa presenza.

Infatti in Abruzzo il castello era castello.

MaSHtino4Un avamposto militare che necessariamente doveva resistere ad ogni assalto, pena: la vita dei suoi occupanti.

Nessun nobile si sarebbe sognato, all’indomani dell’epoca medievale, di organizzare feste da ballo in un edificio militare aspro e arroccato e quindi le nostre fortezze si sono salvate dalla riconversione rinascimentale, dormendo il sonno dei giusti guerrieri.

E sulle montagne come viveva la popolazione? In modo semplice e sano.

Le tradizioni erano le istruzioni su come sopravvivere al rigido clima invernale, alla presenza del lupo e dell’orso, tipici di queste zone, e di altri predatori, oggi purtroppo molto più rari, come la lince.

Quando si usciva di casa al mattino, con solo una manciata di gradi a spezzare il gelo della notte, era il profilo del Gran Sasso, la vetta più alta dell’Appennino, a dare il buon giorno e a ricordare che la vita di quelle zone è roba da duri.

MaSHtino5Ma l’Abruzzo, dall’impatto così forte, era anche una terra generosa che forniva nutrimento per migliaia e migliaia di pecore che costituivano le antiche “masserie” abruzzesi.

La pecora era ed è un prezioso dono della natura ed un impulso allo sviluppo di arti che hanno il sapore stesso della vita.

Dal suo caratteristico pelo l’uomo ha imparato a ricavare la lana, il caldissimo filato con cui le donne abruzzesi tessevano indumenti per i propri familiari e per piccoli commerci.
Spesso opere di pregevole fattura e senso estetico che finivano per vestire e tenere caldi anche neonati.MaSHtino6
Prodotti con amore, uno stato dell’anima totalmente estraneo alle moderne logiche industriali.
Anche se vogliono convincerci del contrario parlando di “qualità”, “standard produttivi”, “leggi comunitarie” in difesa di questo e di quello.

MaSHtino10La verità è che gli abruzzesi hanno sempre messo il cuore in ciò che producevano e hanno sempre guardato con rispetto e gratitudine quello che la natura dona.
Mettere il cuore nei gesti quotidiani di un lavoro è caratteristico della nostra cultura. L’amore è energia, è un filo invisibile che lega il creatore al suo manufatto e al suo destinatario.

Se ci soffermassimo a riflettere sul significato profondo della parola “artigiano” scopriremmo il suo stretto legame logico con la parola “amore”.

L’artigiano infatti è colui che ama una manualità, un’arte, un materiale, un prodotto del suo impegno e come tutti gli amanti ci mette la faccia e gli dedica la vita.

Nulla di più diverso dalla timbratura di un cartellino, dalla checklist di un “responsabile di qualità” o dal “senso della normativa” per imporre uno “standard qualitativo”.
MaSHtino7E’ come voler dire ad una coppia di innamorati come devono fare l’amore…

La passione si forma dentro di noi, si alimenta del nostro stesso respiro, possiamo sentirla crescere nel nostro cuore e vederla un giorno riconosciuta dagli altri ma non la si può apprendere, non si può imporla per legge.

MaSHtino9Dalla pecora l’uomo ricava il latte con cui poi, soprattutto noi italiani e ancor di più noi abruzzesi, abbiamo imparato ad ottenere i formaggi che ne sono l’esaltazione.

Il formaggio è la parte più ricca del latte che gli antichi abruzzesi scoprirono come estrarre.

MaSHtino8Le mani dell’artigiano compiono da secoli gli stessi movimenti, che acquisiscono il fascino di gesti rituali, attorno al prezioso liquido bianco, nato per garantire la vita dei piccoli agnellini, per portarlo con pochi, semplici, naturali ingredienti e con l’energia ancestrale del fuoco, ad assumere una consistenza solida.

Il resto è stagionatura, è attesa che la natura aggiunga benevola un suo tocco speciale…

La pecora ha anche una carne deliziosa, se saputa cucinare.
E furono i pastori d’abruzzo a scoprire quanto il suo sapore, eccessivo in mani inconsapevoli, fosse in realtà forte e armonico come la nostra bellissima terra.

MaSHtino11La pecora è un animale pacifico, docile, che spontaneamente si raccoglie e si sposta in gruppi.
Le greggi si muovono lentamente tra i prati di montagna; gli ovini brucano tutti insieme, adulti con agnelli e il loro comportamento non pone all’uomo particolari difficoltà.

Pochi animali rappresentano una ricchezza così e attorno ad un tesoro c’è sempre bisogno di fedeli guardiani…

Ecco, io vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come serpenti e semplici come colombe”. [Matteo 10, 16]

ParabolaSe Gesù avesse parlato ai popoli del Regno di Napoli, in questo passaggio di un suo insegnamento, avrebbe potuto usare simbolicamente l’esempio del nostro splendido cane, il Mastino Abruzzese, allora già ben conosciuto e per il quale queste parole calzano a pennello!

Il temibile guardiano che si muove tra questi miti animali come uno di loro, in perfetta pace e armonia, ma che si conserva pronto a difendere il gregge in ogni momento e a costo della vita come se si trattasse dei suoi stessi cuccioli.MaSHtino12

Mastino, da “mastio” o meglio ancora “maschio”, la massima fortificazione del passato (come il Maschio Angioino), il nome che racchiude il suo difficile e importante ruolo.
Abruzzese, perché è nato qui, è stato coltivato qui, il suo sangue è il pregiato prodotto della nostra terra e delle nostre tradizioni.

I lupi, accorti predatori, che si avvicinano sottovento al gregge, lo sentono nell’aria quando c’è un nostro guardiano, un difensore, appunto un mastino, così antico, forte e fiero. E spesso già questo li fa desistere dai loro propositi.
Cosa che non accade con altri cani, che hanno un odore diverso, che per il selvatico non sono una seria minaccia e che, quando non riescono a fuggire, vanno ad aggiungersi essi stessi al pasto di questo abile e temibile cacciatore.

Purtroppo non tutti sono saggi come il lupo, non hanno rispetto per il nostro grande guardiano e qualche decennio fa hanno deciso di farlo diventare “maremmano”.
Mappa TratturiNulla di più falso e ridicolo perché il bianco angelo custode delle pecore, nei secoli seguiva il suo amico uomo dalle montagne dell’Abruzzo in giù, verso la Puglia, per una migrazione stagionale attraverso suggestive vie di passaggio chiamate tratturi (dal latino “trahere”: condurre, portare) che in Abruzzo, a volte, si incrociavano con il cammino di santi eremiti.

Anticamente, al massimo, i pastori abruzzesi, con le greggi e i grandi cani bianchi, ridiscendevano l’Appennino verso la Campagna di Roma per svernare lì, in virtù di un accordo tra il Regno di Napoli, di cui l’Abruzzo era parte, e lo Stato Pontificio.
Il Granducato di Toscana e dunque la maremma restavano lontani, poco appetibili per via delle paludi disseminate lungo il cammino e separati da un altro confine di Stato.

La transumanza, epica migrazione di uomini e animali, con greggi che contavano migliaia di capi, circondati da lupi, orsi, linci e ladri si faceva tra l’Abruzzo e la Puglia in cerca di una natura ricca e di un clima più mite, al sopraggiungere della stagione fredda e poi, al termine dell’inverno, nella direzione opposta per tornare al cospetto del Gran Sasso d’Italia.

Si trattava di una grande, avventurosa impresa dei pastori abruzzesi che riuscivano ad attraversare i boschi con migliaia di pecore, coadiuvati soltanto dai loro possenti, antichi e bianchi mastini e da cani più piccoli, detti “paratori” o “toccatori“, con il compito di tenere raggruppate le pecore; questi si, definibili cani “pastori”.
E tutto questo si ripeteva stagione dopo stagione, anno dopo anno…

MaSHtino13Il Mastino Abruzzese era una delle meraviglie del Regno di Napoli, della cultura di una terra genuina e fiera.
Solo recentemente, alla fine degli anni ’50 del secolo ormai andato, al nostro bianco gioiello è stato associato il nome “maremmano”, misconoscendo la storia e l’origine di questa antica razza (1958: l’ENCI dichiara l’esistenza della razza maremmano-abruzzese).

Chi però sta con le pecore sulle montagne, sa chi sia il vero angelo custode e chi una sua copia, chi ha nelle sue doti fisiche e caratteriali le risorse per respingere gli attacchi di animali selvatici affamati e chi non le ha.

Come le antiche fortezze d’Abruzzo, il Mastino Abruzzese domina sulle nostre belle montagne.
Ha attraversato i secoli conservando la sua essenza guerriera di duro e benevolo difensore degli armenti.

Come già affermato per le pecore, pochi animali rappresentano una ricchezza così e attorno ad un tesoro c’è sempre bisogno di fedeli guardiani…

E qui intervengono gli uomini di cuore.
Gli artigiani, ovvero gli amanti delle belle tradizioni, gli amanti della natura, gli amanti delle antiche sapienze, gli amanti di ciò che riempie e arricchisce la vita dell’uomo, che in altri termini definiamo “qualità”.

Masseria ScipioniUomini come quelli che si incontrano nella Masseria Scipioni, in una zona incantata che guarda al Gran Sasso come al suo angelo custode.

Uomini come Domenico De Carolis, che amano la vita di montagna, la cultura abruzzese, e che celebrano la natura perché la vivono e non hanno nessuna intenzione di abbandonare le nostre sane tradizioni.De Carolis

Grazie a uomini come loro i nostri prati erbosi conservano la loro immagine secolare con le greggi al pascolo e non diventano fabbriche in cemento armato, di “cibo spazzatura”, in cui gli animali vengono chiusi in box minuscoli e trattati come oggetti privi di vita.MaSHtino14
Grazie a uomini così il formaggio è ancora formaggio perché si fa con il latte e non con i disgustosi surrogati senz’anima che i nordeuropei vogliono imporci attraverso malsane norme comunitarie, pretendendo di insegnare a noi, che il formaggio lo abbiamo inventato, la “qualità” dei prodotti caseari.

DoDeCA2E’ grazie a uomini così che il Mastino Abruzzese, tesoro del fu Regno di Napoli e tesoro d’Abruzzo, si conserva e si salva dal mescolamento con esemplari che non hanno nulla del suo antico sangue.

AL5D6411La montagna abruzzese ha una grande energia, un’energia racchiusa in tutto questo, che evolve se stessa e diventa vita!
Un’energia che Dio ha messo in queste rocce, in quest’acqua, in questa terra e nessuno potrà mai cercare di imitarne i frutti se non con scadenti risultati.

Un’energia che vale la pena di respirare, di sentire sulla pelle, di assaggiare, di incontrare, di mettere al centro di una bella avventura in motocicletta.

Su queste strade, tra queste montagne, al cospetto di questi orizzonti, le sensazioni di quei santi eremiti, che in questa Patria sentivano un richiamo importante, commovente, vitale, tornano nell’animo di ciascuno se ci si mette ad ascoltare il respiro di questi luoghi.

Sant'OnofrioEssi, nel loro pellegrinare alla ricerca del rifugio, del luogo dell’appuntamento con Dio, incrociavano quei pastori, quei cani, quelle pecore, la Vita di un popolo, di una natura bella e forte e iniziavano a preparare il loro spirito a quel grande incontro, immergendosi nella ricchezza d’Abruzzo.

Dio aveva già iniziato a parlargli di Se stesso…

Moto Guzzi Stelvio

 #un cuore grande

Molto più di una moto, un’idea.Stelvio idea

Un’idea rivoluzionaria contro ciò che l’industria motociclistica mondiale vuole che tu pensi.

Un oggetto al confine tra il mondo spirituale e quello materiale.

Un dono che parla allo spirito dell’uomo e lo fa con le giuste parole.

Parole che non sono composte da lettere ma da ogni battito del motore, da vibrazioni sul manubrio, da scuotimenti, da vuoti allo stomaco ogni volta che si accelera, dalla possenza con cui la Stelvio si mostra sulla strada.

La mole della moto rappresenta tutta la sua importanza, le sue linee tonde e spigolose sembrano forgiate in una officina del Medioevo, con rimandi gotici italiani.Stelvio benzina

La Moto Guzzi Stelvio non pesa, schiaccia gli ostacoli.

Per farla stare in equilibrio su se stessa sono stati incurvati tubi di acciaio.Stelvio motore
Anche il suo bicilindrico a forma di cuore è protetto da tubi di acciaio.

In lei l’acciaio si nobilita e prende vita.
Il motore batte come un cuore umano.
Ventricolo sinistro, ventricolo destro,
pistone sinistro, pistone destro,
bam, bam…

Se si appoggia l’orecchio sul petto della persona amata si sente il battito del suo cuore, si ascolta il ritmo dell’esistenza.

Qui non ce n’è bisogno, perché trema la terra.

La Moto Guzzi Stelvio è una dichiarazione di libertà con l’autorevolezza che appartiene solo a lei.

Una libertà che non accetta i confini di una strada o la quantità di bagaglio che vogliamo portarci dietro per andare fino in capo al mondo.Stelvio mare

La Moto Guzzi Stelvio è armata di fede, con il suo serbatoio da 32 litri perfettamente calato nella sua linea, e corazzata nel corpo per affrontare le strade martoriate del mondo, sovrastandole con le sue grandi ruote.Stelvio luci

La Moto Guzzi Stelvio non teme l’oscurità della notte, anzi la sfida, con le sue 8 luci anteriori: abbaglianti, anabbaglianti, posizione e supplementari.
E tutte le altre rosse a led del suo poteriore.

La forcella, italianissima, è stata costruita ispirandosi alle colonne del Pantheon.

La Moto Guzzi Stelvio ha un manubrio alto e largo quanto serve per farti impugnare il mondo!

Poi ci sali su, ti fondi con essa.

E da qui inizia la tua strada.

Stelvio CARCUna ciclistica raffinatissima. Questa è la prima impressione.
Al di là dei numeri bruti delle misure della forcella, dei freni Brembo, del granitico monobraccio cardanico posteriore CARC, con principi di funzionamento eccezionali e coperti da brevetto e dello schema dell’efficacissimo telaio.

Curvoni veloci, tornanti, destra-sinistra, con lei la strada non si percorre, si vive.

Chilometro dopo chilometro, che sotto le nostre ruote l’asfalto ci sia, non ci sia, o sia devastato (come sempre più spesso accade), sentiamo una fiamma dentro di noi riprendere vita.

Era assopita sotto la cenere soffocante del marketing, delle falsità ideologiche imposte da un mercato che ha solo il materialistico dovere di far girare i soldi.
Il motore ruggisce come solo il 1200 di Mandello è capace di fare (1151 i centimetri cubici effettivi). Fa davvero vibrare il cuore. E’ in quel momento che realizzi che è la Stelvio che ti afferra per le mani e ti tira verso la prossima curva.

E giù dentro, si piega. Il motore V2, nato dalla genialità di un ingegnere speciale, si addomestica, permettendo alla moto di addentare la corda e non mollarla più.IMG_2588

Questa è la spiegazione del suo avantreno: una mascella serrata sulla strada. Fedele al suo compagno di viaggio. Oltre le aspettative.

Fuori dalla curva il suo generoso cuore ne ha per spingerti oltre i 200 km/h. E tu ne hai?

Lei non ha mezze misure in niente. Non è nata per pettinarsi davanti allo specchio ma per farti impazzire.

Se hai bisogno di andare via puoi portarti il mondo con te.

Le valigie sono in alluminio del tipo che non si arrende mai. Ce n’è per metterci quello che vuoi.

Se proprio non ti basta, sulle valigie sono rivettati, e fissati per l’eternità, dei passanti in acciaio attorno ai quali si possono far girare delle cinghie per legarci l’impossibile. Con lei equipaggiata così potresti rapire la donna dei tuoi sogni e non tornare indietro mai più.

Ci sono due prese elettriche, una avanti, vicino al manubrio, l’altra sotto la sella. Sembra di rivedere l’elettrificazione della rete ferroviaria italiana avvenuta nel secolo scorso.

Quanto vuoi che sia comoda una sella? La sua lo è. Non c’è altro da aggiungere.

Il riparo aerodinamico è da mezzo militare.
Qui si bada al sodo pur conservando uno stile ineguagliabile.StelvioArt7

Puoi andare dove vuoi.
Puoi fermarti quando vuoi.
Puoi andare veloce ascoltando il ruggito del suo cuore
oppure procedere lento e fiero sentendo i suoi pistoni prendere a calci la strada.

Ce l’hai tanta personalità? Ce la fai a sdoganare la tua immaginazione? A lasciarti alle spalle quello che pensi di sapere per liberare la tua anima?

Allora lei è qui per te.
E la fiamma diventa incendio.

Amen.